SUPERATO IL LUNGO INFORTUNIO, TOMMASO BONI È CONCENTRATO PER UN RITORNO IN CAMPO DA PROTAGONISTA

“L’ULSTER È UNA SQUADRA CHE USA MOLTO IL PIEDE E LA FISICITÀ. ABBIAMO LAVORATO TANTO PER ESSERE PERFORMANTI IN PRIMA O NELLE SECONDE FASI”

Parma, 1 novembre 2019 – Ancora poche ore separano le Zebre dalla loro sfida con l’Ulster. Arrivati a Belfast nel tardo pomeriggio di ieri, i giocatori multicolor svolgeranno nella giornata odierna la consueta rifinitura sul prato del Kingspan Stadium, prima di scendere in campo contro i Nordirlandesi nel match valevole per il 5° turno del Guinness PRO14. Il calcio d’inizio della gara è fissato alle ore 20:35 italiane con diretta televisiva su Dazn.

Tra i primi quindici protagonisti dell’incontro di stasera ci sarà Tommaso Boni. Entrato nella ripresa della gara di sabato scorso contro il Leinster, il centro della franchigia federale di base a Parma e della Nazionale Italiana si è ristabilito dall’infortunio all’anca sinistra che lo tratteneva ai box dal maggio 2019.

Classe 1993, il prodotto del Mogliano Rugby in settimana ha presentato ai microfoni del sito web del club la l’imminente partita contro gli avversari in maglia biancorossa, ma anche parlato del suo passato da giocatore, della crescita che ha conosciuto negli anni e della sua esperienza in Azzurro.


Hai saltato le prime tre gare di questa stagione e sei entrato nella ripresa della gara del Lanfranchi di pochi giorni fa. Come ti senti adesso e che debutto è stato per te la partita contro i campioni in carica del torneo? “Mi sento molto meglio rispetto a prima. Sicuramente è stato un ritorno abbastanza difficile perché sullo 0 a 3 in una partita così tirata e importante non era facile mentalmente entrare subito in una partita così tesa. E’ stato un rientro po’ nervoso, non ho avuto neanche modo di pensare al mio infortunio, c’era solo da giocare e da dare il meglio di sé per riuscire a fare una buona prestazione, dando continuità a quella che già stavano facendo i ragazzi”.

Sei nato a Mestre e provieni da una regione dove il rugby è molto sentito e praticato. Come ti sei avvicinato a questo sport? “Nella mia famiglia si è sempre visto molto rugby, mi ricordo che guardavamo insieme le finali della Coppa del Mondo.. C’è sempre stato lo spettro del rugby a casa. Poi a 11 anni un mio amico mi propose di andare a provare insieme questo sport che a quel tempo non era così in voga e lì mi sono innamorato subito. La prima mia società è stata il Mogliano Rugby con cui ho giocato fino a 22 anni. Mi sono trovato benissimo e ho subito capito che era lo sport adatto a me”.

Hai svolto tutte le trafile delle Nazionali debuttando con gli Azzurri il 26 giugno 2016 nel test match di Toronto contro il Canada. C’è stato qualcuno in particolare che vorresti ringraziare, qualcuno che è stato importante nel tuo processo di crescita? “Sicuramente la mia famiglia, ma non vorrei escludere nessuno. Quando sono arrivato a giocare ad alto livello i miei maggiori mentori sono stati Enrico Maria Patrizio e Enrico Ceccato, i due centri che giocavano a Mogliano all’epoca e che mi hanno davvero insegnato tanto. Devo ad entrambi ancora molto di quello che so e di quello che sono come giocatore”.

Con la Nazionale hai esordito sotto il ct Conor O’Shea e nella gara del tuo secondo cap hai segnato una meta contro i mitici All Blacks. Cosa si prova ad assistere ad una haka in campo e quali emozioni si provano invece nel ferire la difesa dei campioni del mondo con una marcatura? “Innanzitutto non l’ho ferita io la difesa ma è stato Ugo Gori che è stato una bella volpe nel cogliere un passaggio. Io ho solo corso più forte che potevo ed è andata bene. L’emozione è tuttora indescrivibile, è un sogno che coltivi fin da quando sei bambino e giochi nel cortile di casa che poi si avvera.. Una cosa bellissima”.

Sei invece qui a Parma dal 2015 e hai iniziato la tua quinta stagione consecutiva con le Zebre. C’è un momento in tutti questi anni o una partita indimenticabile che ricordi volentieri? “La partita che ricordo più volentieri è stata quella contro Edimburgo a Murrayfield nel 2016. Abbiamo vinto a casa dell’Edinburgh Rugby ed è stata una sensazione stupenda perché abbiamo dato tutto fino alla fine e tutti insieme. E’ stato qualcosa che ci ha legato molto”.

Com’è stata la tua crescita personale sotto coach Bradley che è alla guida delle Zebre dal 2017? “La guida di Mike è stata sicuramente illuminante per molti di noi e ci ha fatto crescere come individui e come gruppo. Per quanto mi riguarda mi ha dato molto spazio da secondo centro per cui ho avuto l’occasione di migliorare e di trovare molti nuovi stimoli nel corso di questi tre anni. Molte volte mi sono ritrovato a giocare sia primo che secondo centro e questa cosa mi è stata molto utile. Come persona poi Mike è di esempio per tutti, per come gestisce le partite e per come mantiene la calma”.

Dove senti di poter sfidare maggiormente i tuoi avversari, come primo o come secondo centro? E come interpreti il tuo ruolo in campo? “Come ho detto prima ho avuto due mentori a Mogliano che sono stati Enrico Maria Patrizio ed Enrico Ceccano che giocavano uno primo e l’altro secondo centro. Diciamo che mi piace giocare in maniera simile ad entrambi. Quando gioco 13 mi piace molto attaccare la linea difensiva, prendere gli angoli, andare per vie dirette, cercare l’offload o liberare l’ala. Da numero 12 invece mi piace un po’ gestire il gioco e fare anche un po’ a sportellate”.

Stasera sarai in campo a Belfast in casa dell’Ulster. Che avversario ci aspetta? “Ci aspetta una avversario sicuramente molto tosto. Nell’ultima partita che avevamo disputato ci ha fatto male soprattutto coi drive, per cui abbiamo lavorato soprattutto con gli avanti per gestire questo tipo di situazione. Noi trequarti invece abbiamo lavorato sulla linea per cercare di essere performanti in prima o nelle seconde fasi.  L’Ulster è una squadra che usa molto il piede e la fisicità, per cui metterà in campo più armi e noi dobbiamo mettere in campo le nostre e difenderci dalle loro”.

Come trovi la giusta concentrazione per affrontare un’importante gara come quella che sarà la sfida di stasera? “La concentrazione secondo me si costruisce durante la settimana, ma più che di concentrazione parlerei di confidenza che è la cosa più importante quando scendi in campo. Se non sei confidente nei tuoi mezzi, nella squadra e in quello che hai provato è difficile trovare la concentrazione per avere un focus unico. E’ qualcosa che va costruita durante la settimana perché alla fine quando scendi in campo devi giocare con gli aspetti che già sai”.

Sei pronto a scendere in campo per il tuo 76° cap con le Zebre? “Sì, dopo tutti questi mesi passati lontano dal campo non vedevo l’ora di tornare a giocare, per cui sono molto carico!”

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