LO STADIO SERGIO LANFRANCHI 

Le Zebre Rugby Club hanno la loro sede presso lo Stadio Sergio Lanfranchi di Parma, sito all’interno della Cittadella del Rugby, centro sportivo d’eccellenza nel panorama ovale italiano in gestione alla Federazione Italiana Rugby. L’impianto parmigiano ospite le gare interne delle Zebre nel Guinness PRO14 e nelle coppe europee organizzate dall’European Professional Club Rugby dalla stagione 2012/13.

Il moderno impianto da 5000 posti -terminato nel 2013 dal Comune di Parma- é intitolato al simbolo del rugby parmigiano Sergio Lanfranchi [Parma, 27/09/1925 – Montchanin (Francia) 21/01/2001]. 

Lanfranchi é stato uno dei più grandi rugbisti italiani di tutti i tempi; nato a Parma nel 1925 militò nella Rugby Parma dal 1946 al 1950 vincendo lo scudetto 1950. Con la maglia gialloblù disputò 101 partite, realizzando 26 mete, 8 trasformazioni e 3 calci; per le sue grandi capacità atletiche e tecniche giocò in tutti i ruoli della mischia e, a volte, anche come trequarti.

Nel 1950 il lavoro lo portò in Francia dove entrò nella leggenda per aver avuto il merito di far ottenere al FC Grenoble l’unico scudetto della sua storia, marcando l’unica meta della finale di Tolosa contro l’US Cognac battuto 5-3 davanti a 35.000 persone. Era il 23 maggio 1954 e queste gesta sono tutt’oggi indelebili ricordate da un busto posto davanti alla sede del club francese. Lanfranchi è a tutti gli effetti una vera leggenda del rugby mondiale di tutti i tempi, insignito in seguito anche del titolo di  Cavaliere al merito della Repubblica Italiana.

Sergio Lanfranchi -quinto in piedi da sinistra vicino al fondatore delle Zebre Marco Bollesan- con la maglia dell’Italia a Grenoble nella sconfitta 14-12 contro la Francia del 14 Aprile 1963

Secondo azzurro più longevo di sempre -superato nel 2014 da Mauro Bergamasco- Lanfranchi ha detenuto per cinquant’anni il record della carriera azzurra più lunga: 15 anni esatti dal 27 marzo 1949 al 29 marzo 1964. Azzurro numero 109 vanta 21 presenze azzurre di cui 8 da capitano con il suo ultimo cap proprio nella sua Parma.

Grande combattente e trascinatore, al fisico massiccio e potente “Braccio” –questo il suo soprannome- affiancava capacità tecniche eccellenti e poliedriche come quelle di calciatore: nel suo carniere azzurro figurano 5 mete, una trasformazione e due calci piazzati.

 

 

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