SEGUENDO L’ESEMPIO DI MAXIME MBANDÀ: I GIOCATORI DELLE TRE ROSE NERE IMPEGNATI COME VOLONTARI PER LA CROCE ROSSA

LA NUOVA SFIDA DELLA SQUADRA MULTIETNICA DI CASALE MONFERRATO, IN CAMPO CONTRO IL CONTAGIO DA COVID-19

Un abbraccio, anche se, ai tempi del Covid-19, solo virtuale ma non per questo meno autentico. E’ un legame quasi “di sangue” quello che lega il flanker dell’Italrugby e delle Zebre Maxime Mbandà alle Tre Rose Nere di Casale Monferrato, la squadra interrazziale nata nel 2015 da un’idea del suo presidente Paolo Pensa. Un melting pot di 17 nazionalità – di cui 14 africane, 2 europee 1 sudamericana – composto in gran parte da rifugiati e richiedenti asilo, che gioca in Serie C2 grazie a una deroga della Federugby.

Il testimonial delle Tre Rose Nere è proprio Mbandà che, appena può, si catapulta in Piemonte per guidare gli allenamenti o per assistere alle partite dei suoi “fratelli” rugbisti, oltre ad aver donato loro, tramite le Zebre e la nazionale, del materiale sportivo.

In queste settimane Maxime è salito agli onori della cronaca per il suo servizio di volontariato presso la Croce Gialla di Parma in supporto al personale sanitario impegnato contro il Coronavirus. Un esempio di “sostegno” verso malati, medici e infermieri in stile “rugbistico” che ha “contagiato” i migranti rugbisti di Casale.

“Con il campionato e gli allenamenti fermi – spiega Pensa – non è facile mantenere i contatti con i giocatori che sono dislocati in case e centri di accoglienza di diverse province. All’inizio anche loro hanno faticato a percepire il pericolo della pandemia. Credevano fosse un problema solo di noi italiani. Sentire le parole di Maxime che invitava a stare alle regole e a rimanere in casa per salvare la propria vita e quella degli altri li ha aiutati a inquadrare meglio il problema e ora sono più attenti alle precauzioni, soprattutto chi lavora. Maxime mi ha mandato un messaggio di vicinanza e si è dato disponibile a reperire delle mascherine”.

Qualcuno dei rugbisti interrazziali si è spinto oltre. “Quando Mbandà ha spronato, chi poteva, a impegnarsi in questa “guerra” c’è chi non si è tirato indietro. Attraverso il servizio civile – afferma il presidente delle Tre Rose Nere – tre nostri giocatori dell’Africa Subsahariana operano presso la Croce Rossa di Casale. Anche loro, come Mbandà, in prima linea nella battaglia anti-Covid19. In precedenza altri ragazzi avevano lavorato all’Anffas in aiuto ai disabili”.

Le Tre Rose Nere sono un fenomeno sportivo-sociale internazionale. Dopo aver incontrato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e Papa Francesco, dopo aver cantato l’inno di Mameli all’Olimpico di Roma al Sei Nazioni 2018 e aver richiamato l’attenzione dell’Alto commissariato dell’ONU, la storia dei rifugiati rugbisti ha trovato spazio sul sito della CNN. Il celebre media statunitense ha intervistato, infatti, Mbandà in merito a un episodio di razzismo di cui era stato vittima in autunno. Alla CNN Mbandà ha ricordato che “grazie al rugby questi migranti riescono a lavorare su obiettivi concreti. Lo sport li aiuta a integrarsi”.

Sono stati coinvolti nel servizio anche la dirigente delle Tre Rose Nere, Carla Gagliardini, e il tecnico Raffaele Contemi. “Per i giocatori Maxime è un fratello non solo perché è in parte di origini africane; per loro è qualcuno di importante che ha realizzato i suoi sogni. E’ commovente vedere come lo seguono e lo ascoltano”.

Articolo di Enrico Capello pubblicato su Tuttosport sabato 28 marzo 2020

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