“MI MANCA L’ADRENALINA DEL RUGBY GIOCATO! ADESSO PERÒ RIMANIAMO TUTTI A CASA E VINCIAMO QUESTA PARTITA!”

IL N° 9 DELLE ZEBRE 2012-2020 – MARCELLO VIOLI

Parma, 29 marzo 2020 – Ritorna il sondaggio per eleggere il XV ideale delle Zebre 2012-20. Dopo due giorni di pausa, i tifosi sono tornati a votare sui canali social delle Zebre e hanno conferito a Marcello Violi la maglia n° 9 di questa super squadra che raccoglie i giocatori più rappresentativi degli otto anni di storia celtica del club di base a Parma.


E proprio di Parma è originario il n° 9 classe 1993. Cresciuto nelle giovanili del Rugby Noceto, Violi è stato quindi selezionato per entrare a far parte dell’Accademia Nazionale “Ivan Francescato”, la selezione di under 19/20 che partecipa al campionato nazionale di Serie A.

Nel 2012 si guadagna la sua prima convocazione con gli Azzurrini, prendendo parte al Sei Nazioni U20 e al Mondiale di categoria in Sudafrica, mentre l’anno seguente è ancora una pedina importante dell’Italia U20, vincitrice del trofeo World Rugby all’epoca in scena in Cile.

Dopo una stagione nelle file dei Crociati, il nocetano approda nel 2013/14 al Rugby Calvisano, club con cui si laureerà campione d’Italia nel 2014 e ancora nel 2015 e con cui solleverà anche la Coppa Italia nel 2015.

Già permit player delle Zebre nel corso della sua ultima stagione con la società bresciana, il giovane n° 9 entrerà a far parte della rosa della franchigia federale a partire dal 2015/16, collezionando sin qui 64 presenze con la formazione di base a Parma (distribuite tra campionato celtico e coppe europee) e mettendo a referto complessivamente 99 punti.

L’esordio in Nazionale avvenne nell’agosto 2015, in occasione del primo dei due test match pre-Mondiale disputato contro la Scozia a Torino. A far debuttare il parmense in Azzurro fu il ct Jacques Brunel che già lo aveva convocato nella rosa di Parisse e compagni, impegnati nei raduni di preparazione al Sei Nazioni 2015.

L’anno precedente il 15 volte Azzurro era stato invece selezionato dall’Italia Emergenti che chiuse al terzo posto la Tbilisi Cup 2014 dietro alla Georgia e all’Argentina A vincitrice.

Ti aspettavi questo riconoscimento da parte dei tifosi? “Ovviamente fa piacere, soprattutto quando ho visto che in gara c’era anche Leonard e ho pensato che potesse vincere lui a mani basse. Sono contento, è una piccola soddisfazione specie in questo periodo particolare”.

Hai superato in finale Guglielmo Palazzani, leader di presenze con le Zebre. Qual è l’aspetto che apprezzi di più di Gullo? “Prima cosa, il fatto che siamo amici ormai da tanti anni. Oltre ad essere un grande giocatore, Gullo è una grande persona che mi ha trasmesso molto rugbisticamente. Quando sono arrivato alle Zebre ero tecnicamente già formato, ma mentalmente ho preso molto da lui, dal modo con cui prepara allenamenti e partite; penso sia un esempio per tutti e il fatto che sia il leader di presenze con le Zebre dimostra che sorta di testa abbia!”

Sei reduce da tre diversi infortuni alla spalla tra l’ottobre del 2018 e l’aprile del 2019. Adesso come stai e com’è stato il ritorno in campo lo scorso autunno? “Stavo iniziando a stare un po’ meglio in campo e a sentirmi sempre più a mio agio; poi c’è stato questo stop forzato che per la mia confidenza col gioco non ci voleva. Guardo comunque al lato positivo della situazione e adesso sto sfruttando questo periodo per tenermi in forma e fare in modo di trovarmi pronto quando tornerò a giocare”.

Pochi giorni fa Mbandà da intervistato ti ha menzionato come compagno di squadra che vorrebbe sempre avere al suo fianco. Che rapporto vi lega e cosa trovi di speciale in Max come giocatore e uomo? “Con Max giochiamo insieme da 7/8 anni, con lui sono cresciuto in Nazionale e a Calvisano dove abbiamo anche vissuto insieme. E’ una persona molto spontanea e quello che sta facendo adesso ne è la prova! Lo sento spesso e lo ringrazio ogni volta che posso, facendogli sentire la mia vicinanza. E’ una persona gentile e generosa che fa bene al nostro gruppo e sono contento di averlo incontrato nella mia carriera”.

La partita delle Zebre che vorresti rivivere e rigiocare? “La vittoria casalinga contro Ulster del settembre 2017. Venivamo da un’estate un po’ movimentata con cambio di gestione societaria e tecnica e nessuno avrebbe mai scommesso su di noi; e invece, alla quinta giornata di campionato, abbiamo vinto ed è stato una liberazione e una soddisfazione incredibile”.

Quella con la nazionale italiana invece? “Beh l’esordio è sempre quello che rimane più nel cuore, ma direi la seconda partita col Giappone nel giugno del 2018. E’ stata l’ultimo test match stagionale prima della pausa estiva ed è stato bello chiudere l’anno con una vittoria in trasferta contro una squadra in costante crescita, visto anche cosa il Giappone è stato in grado di fare nell’ultimo Mondiale”.

Hai un modello di n° 9 a cui ti rifai? “Io lo dico spesso: ho sempre avuto mediani di mischia come allenatori: Pippo Frati a Noceto, Gianluca Guidi a Calvisano dove peraltro giocavo assieme a Paul Griffen che praticamente era una sorta di secondo allenatore in campo, Tronky e Mike alle Zebre.. Sono sempre stati questi allenatori i miei punti di riferimento, anche perché sono tecnici che in passato hanno giocato a livello internazionale, per cui hanno sempre saputo darmi ottimi consigli per farmi crescere nel modo giusto”.

Come ti piace interpretare il tuo ruolo? Ti trovi più a tuo agio a dettare o a variare il ritmo di gioco? “Dipende un po’ dalle partite; in generale, sono un n° 9 che predilige far giocare gli altri e mi diverto molto quando il ritmo della partita è alto e infatti lavoro sempre sul mio fitness per arrivare sempre pronto sul punto d’incontro”.

Come ti stai tendendo in forma in questo periodo si stop agonistico? “Fortunatamente ho un pezzo di giardino a casa di circa 20 metri, per cui riesco anche a correre sull’erba. I nostri preparatori ci hanno mandato dei programmi di atletica anche sulle brevi distanze, mentre in garage ho degli attrezzi con cui faccio pesi. Riesco ad allenarmi anche due o tre volte al giorno”.

Cosa ti manca di più del rugby giocato? “Mi manca la quotidianità di andare al campo e vedere cose che prima davi per scontato ma che adesso ci pensi: incontrare i compagni e condividere ogni esperienza, che è un po’ l’essenza del nostro sport. Poi ovviamente mi manca giocare, sentire l’adrenalina e la tensione prima di ogni partita.. Non giocando da un anno ne avevo bisogno, però capisco anche che il momento è difficile per tutti, per cui è giusto che ognuno faccia la propria parte e rimanga a casa per sostenere i medici e gli infermieri di tutta Italia!”

Un saluto ai tifosi delle Zebre: “Ciao ragazzi, vi ringrazio di cuore per avermi votato! Speriamo di vederci presto allo stadio, vincere una partita insieme e berci una birretta dopo!”

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