L’ESTREMO DELLE ZEBRE EDOARDO PADOVANI GUARDA FIDUCIOSO AL SUO PRIMO MONDIALE: “UN TRAGUARDO, HO TANTA VOGLIA DI VIVERE QUEST’ESPERIENZA UNICA”

L’ESTREMO DELLE ZEBRE EDOARDO PADOVANI GUARDA FIDUCIOSO AL SUO PRIMO MONDIALE: “UN TRAGUARDO, HO TANTA VOGLIA DI VIVERE QUEST’ESPERIENZA UNICA”

“SONO POSITIVO, GUARDO ALLE COSE CHE ABBIAMO MOSTRATO DI SAPER FARE. LA NOSTRA SQUADRA HA SENZA DUBBIO I MEZZI I TALENTI PER ESPRIMERSI BENE”

Parma, 2 settembre 2019 – Veste zebrato l’altro trevigiano che va ai mondiali. Sì, l’atto di nascita di Edoardo Padovani dice Venezia, ma la famiglia è di Mogliano, dove Edo è cresciuto fino a una… semifinale scudetto con Rovigo, quando l’allora coach della franchigia federale Cavinato batté in un’ideale asta per il giocatore Goosen, coach del Benetton, e Padovani fini a Parma. Adesso, a 26 anni e 21 caps, la chiamata iridata. La prima in assoluto, per lui. «Era un traguardo, questo del mondiale a cui tenevo moltissimo, è la prima volta e ho tanto voglia di vivere questa esperienza unica».

Non è sceso in campo, ma il match di Parigi non ha lascito un bruto contraccolpo. «Io sono positivo, guardo alle cose che abbiamo mostrato di saper fare. Ma certo non possiamo avere solo sprazzi, bisogna essere più continui».

In questo momento secondo lei, c’è un aspetto mentale prioritario. «Senza dubbio. E io credo che saranno utili per noi le prime due partite con Canada e Namibia. Con tutto il rispetto per le due squadre, e sono certamente alla nostra portata, ma devono diventare un po’ il trampolino di lancio per sbloccarci e arrivare al match con il Sudafrica nella miglior condizione».

Sembra fiducioso, dopo un match parigino molto deludente. «La nostra squadra ha senza dubbio i mezzi i talenti per esprimersi bene, a mio avviso serve proprio questa svolta sul piano mentale. Adesso abbiamo tre settimane da sfruttare bene per migliorare le cose che non sono andate bene con la Francia, credo ci lavoreremo sodo».

Ala o estremo? La concorrenza è forte. «Non faccio questioni di ruolo, penso sia importante potersi adattare alle esigenze delle squadra. Intanto sarà bello esserci, in Giappone, e incrocio le dita».

Intervista pubblicata su La Tribuna di Treviso il 2 settembre 2019

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