LE ZEBRE PLACCANO IL RAZZISMO, MBANDÀ: “CERTE COSE SI AFFRONTANO ANCHE COL SORRISO”

LA FRANCHIGIA FEDERALE CON SEDE A PARMA SOSTIENE “LE TRE ROSE”, LA SQUADRA DI RICHIEDENTI ASILO DI CASALE MONFERRATO

Parma, 25 novembre 2019 – Lo sport unisce. Spesso si tratta di una frase fatta, ma fuori di retorica, a volte, alcuni episodi dimostrano che il vecchio adagio funziona a tutti gli effetti. Un esempio lo fornisce la collaborazione nata da qualche anno tra le Zebre Rugby e la A.S.D. Le Tre Rose Rugby di Casale Monferrato. La squadra piemontese è la prima compagine multietnica iscritta ad un campionato federale (serie C) in cui militano richiedenti asilo. Il sostegno che ricevono dalla franchigia situata a Parma è di tipo formativo e culturale. Grande sostenitore del progetto è Maxime Mbandà, di padre congolese e madre italiana, flanker zebrato e della Nazionale italiana.

Le Zebre, anche in occasione dell’episodio di razzismo che ha coinvolto Mario Balotelli durante la partita Verona-Brescia, hanno voluto dimostrare come questi episodi siano quanto di più lontano ci possa essere dai veri valori dello sport. Proprio in quell’occasione è stato mandato un messaggio chiaro da parte dai campioni che scendo in campo al Lanfranchi di Parma:

A proposito di razzismo e del sostegno fornito dalle Zebre a Le Tre Rose, abbiamo fatto due chiacchiere proprio con Maxime Mbandà, che ci ha fornito il suo punto di vista su un tema così delicato e sui valori dello sport.

“I miei genitori mi hanno insegnato ad affrontare il razzismo anche con il sorriso”

Di episodi razzisti nella mia vita fortunatamente ne ho conosciuti pochi. Io sono nato da una madre italiana e da un papà congolese– spiega Maxime – che però ha vinto una borsa di studio ed è diventato chirurgo in Italia, per cui due genitori integratisi perfettamente e il mio essere fissato nel parlare bene l’Italiano mi hanno facilitato. Per quanto riguarda gli unici episodi che ho conosciuto, i miei genitori mi hanno insegnato a prenderli per quello che sono e ad affrontarli col sorriso. A queste persone mi sono sempre mostrato il più socievole possibile, dicendo che ero dalla loro parte“.

Lo sport si basa indubbiamente su un concetto cardine: il rispetto. A tal proposito il flanker della Nazionale ha speso alcune parole importanti. “Il rugby ti insegna non solo il rispetto per il compagno e per il ruolo in campo, visto che anche il più piccolo errore ti può costare una meta, ma soprattutto per l’arbitro, le cui decisioni non si possono contestare. E il valore del rispetto dell’arbitro è un insegnamento che ti porti dietro anche nella vita, in tutte le situazioni”.

Le Tre Rose sono il mio esempio di sostegno. Sono una squadra, e già questo è per loro qualcosa di costruttivo e di positivo – conclude Maxime – perché impedisce che possano cadere nel baratro delle difficoltà in cui possono piombare gli emarginati. Mi sto impegnando per sostenerli sempre di più, abbiamo fatto un calendario per l’anno 2020 con delle loro foto di gioco, ho portato loro del materiale per l’inverno che ho raccolto assieme ai miei compagni di squadra. Per loro sapere che c’è qualcuno che gli è vicino è fondamentale: è una cosa bellissima da vedere”.

Articolo a cura di Andrea Adorni e pubblicato il 21 novembre 2019 su Il Parmense

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