“LE ZEBRE HANNO UN FUTURO ASSOLUTAMENTE ROSEO! L’INDIRIZZO TECNICO E SOCIETARIO DEL CLUB RICHIEDE SOLO TEMPO PER CONSOLIDARLO A TUTTI I LIVELLI”

IL N° 12 DELLE ZEBRE 2012-20 – TOMMASO CASTELLO

Parma, 1 aprile 2020 – Capitan Castello entra nel XV ideale delle Zebre 2012-20. Con appena dieci preferenze in più di Gonzalo Garcia, il trequarti ligure è il primo centro più votato dai tifosi multicolor sui canali social delle Zebre.

Classe 1991, Castello intraprende il suo percorso nel rugby con la maglia del Cus Genova, club della sua città natale. Dopo l’esordio in Serie A arriverà nel 2011 quello nel massimo campionato italiano col Rugby Calvisano.

Con i Calvini il giovane n° 12 si laureerà campione d’Italia in ben tre occasioni (2012, 2014 e 2015) e solleverà la Coppa Italia sempre nel 2012 e nel 2015.

Nel corso del 2015/16 viene impiegato in qualità di permit player da coach Guidi in quattro gare ufficiali delle Zebre, squadra che abbraccerà a partire dalla stagione seguente.

Sempre nel 2016 avviene il suo esordio con la nazionale maggiore. Dopo aver già indossato la maglia degli Azzurrini e dell’Italia Emergenti, Castello colleziona il suo primo cap con gli Azzurri l’11 giugno 2016 nel test match disputato a Santa Fe contro l’Argentina.

Nominato capitano delle Zebre a partire dalla stagione 2017/18, il centro ligure ha guidato la formazione con sede a Parma in 28 incontri ufficiali, al netto delle sue 54 presenze con la franchigia federale. Ad oggi, è il terzo leader di apparizioni da capitano del club, dietro a Marco Bortolami (49) e a George Biagi (51).

Sono invece 18 le partite giocate con l’Italia, l’ultima delle quali risale al 9 marzo 2019. Fu quella l’ultima gara internazionale disputata dal 28enne genovese, uscito dolorante a Twickenham per un brutto infortunio al perone sinistro che lo trattiene ancora ai box, nonostante il suo rientro in campo sarebbe stato oramai imminente.

Una bella sfida in finale con Gonzalo Garcia con cui hai condiviso la sua ultima stagione alle Zebre (2015/16), tu invece eri alla tua prima da permit player. Che ricordi hai di quell’anno? “Garcia per me è sempre stato un esempio come giocatore e come persona perché ha fatto veramente bene con le Zebre e con l’Italia. Ricordo il mio primo Sei Nazioni 2016: ho giocato poco e lo guardavo da fuori con tanta ammirazione, per cui mi fa piacere essere stato coinvolto in questa sfida con lui e onestamente mi stupisce anche il fatto di aver vinto! Il 2015/16 lo ricordo come un periodo felice, avevo svolto la preparazione estiva con le Zebre e giocato le primissime partite di campionato per poi tornare durante la finestra del Sei Nazioni. Ero molto giovane e mi affacciavo al rugby professionistico per la prima volta, in più in compagnia dei vari Padovani, Boni e Bisegni con cui tutt’ora sono legato”.

Giovanni Licata, da intervistato, ti ha menzionato come compagno di squadra che vorrebbe sempre avere al suo fianco perché, testuali parole, “come capitano è in grado di trasmettere a tutta la squadra quanto tiene a dare sempre il massimo”. Ti riconosci in questa qualità? “Diciamo che cerco sempre di dare l’esempio prima coi fatti e poi con le parole e credo di riuscire a trasmettere un bel pathos con atteggiamenti e sguardi ai miei compagni. Mi fa veramente piacere che Giovanni abbia speso queste parole perché lo ritengo un giocatore con un grande futuro davanti e questo fa sì che da parte mia ci sia ancora di più la volontà di tornare in campo quanto prima per rivivere le emozioni da capitano”.

Com’è stato il tuo sviluppo della leadership? “Bella domanda.. quando ero piccolo e giocavo a calcio avevo fatto il capitano, ma per quello che valeva (ero stato votato dai miei compagni); in under 17 col Cus Genova avevo invece provato a tirar fuori dagli altri la grinta e la determinazione, qualità che credo siano alla base del mio essere giocatore. Ritengo di aver sempre dato il 1000 % per colmare alcune mie lacune tecniche e si vede che la mia voglia di emergere sia stata veicolata da questo tipo di cattiveria agonistica. Le persone vedendomela addosso si sono fatte coinvolgere, mentre io sono riuscito a trasmettergliela. Nel corso degli anni poi, maturando col carattere, credo di aver imparato a gestire nel modo giusto le emozioni e a saperle trasferire soprattutto grazie all’esempio”.

Hai purtroppo dovuto assistere da fuori alla stagione corrente delle tue Zebre per via dell’infortunio al perone. Che giudizio ne dai da esterno? “Siamo stati altalenanti. Non sono solo io a dirlo, penso sia un dato di fatto. Le Zebre hanno un potenziale enorme, quello che ci manca è la capacità di trasferirlo sul campo da gioco, complici un po’ l’inesperienza e la gioventù dei giocatori. Abbiamo un futuro assolutamente roseo e l’indirizzo tecnico e societario del club richiede solo tempo per consolidarci a tutti i livelli. E’ questa la sfida del presente e dei prossimi anni”.

Cosa ti manca ti più del rugby giocato? “L’adrenalina che si respira in spogliatoio prima di uscire in campo, le facce dei miei compagni quando faccio il mio discorso pre-partita, la gioia di quando vinci e torni in spogliatoio, fiero di aver centrato un importante successo in Guinness PRO14 o in coppa”.

Sei un modello per tanti sportivi. Come si vince questa partita contro il coronavirus? “Rispettando le regole e le restrizioni imposteci dal governo, per quanto possano essere difficilmente accettabili. E’ giusto in una situazione del genere comprendere la necessità delle decisioni non facili che sono state prese”.

Come prosegue la carriera universitaria di Tommaso Castello? “Procede bene! In questo momento stavo riguardando gli appunti di Scienze delle costruzioni.. Da casa riesco facilmente a rimanere aggiornato con le lezioni e ho già dato metà degli esami che mi separano dalla laurea. Voglio conservare questo mio impegno nella seconda parte dell’anno che ha gli esami più stimolanti. Se riesco a mantenere questo trend, credo di potermi laureare ad ottobre 2022 in Ingegneria Meccanica”.

Un saluto ai tifosi delle Zebre: “Ai tifosi delle Zebre dico di tenere duro perché siamo tutti nella stessa barca. Mai come adesso si può usare questa espressione.. speriamo di rivederci presto noi in campo e voi sugli spalti perché sono convinto che abbiamo bisogno gli uni degli altri e solamente insieme riusciremo a ripartire alla grande”.

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