LE ZEBRE E IL RESPONSABILE MEDICO ROCCO FERRARI SCENDONO IN CAMPO CONTRO IL COVID-19

I MEDICI DELLA FRANCHIGIA FEDERALE SONO IN PRIMA LINEA SUI DIVERSI FRONTI DELL’EMERGENZA CORONAVIRUS

Da quando le Zebre sono entrate a far parte del campionato celtico otto anni fa, soltanto una volta non hanno chiuso la stagione in fondo alla classifica del torneo o del loro girone. Quando si è però trattato di rispondere alla crisi del coronavirus, la franchigia federale con sede a Parma ha fatto da esempio per chiunque.

Abbiamo già sentito parlare di Maxime Mbandà, il terza linea della nazionale italiana che trasporta i pazienti della Covid-19 da e per gli ospedali come autista volontario delle ambulanze della Croce Gialla di Parma. Seguendo lo stesso coraggio ed esempio di altruismo del 20 volte Azzurro, otto membri dell’equipe medica di Zebre si sono fatti avanti per aiutare la propria comunità di tutta l’Emilia-Romagna e anche oltre.

Rocco Ferrari, responsabile medico del club, si è offerto come volontario presso la Casa di Cura Città di Parma, struttura ospedaliera che è partner sanitario della società e che è situata a dieci minuti di macchina dallo stadio Sergio Lanfranchi, l’impianto domestico della squadra allenata da coach Bradley. Normalmente, la struttura è un ospedale privato, ma nell’ultimo tempo ha visto istituirsi al suo interno un’unità Covid19 per alleggerire il carico di nuovi casi positivi che l’Italia sta fronteggiando dalla fine di febbraio ad oggi.

La sede di lavoro abituale del dott. Ferrari è una clinica chiropratica che gestisce nella città ducale, ma il 48enne nato e cresciuto a Parma ha deciso di non starsene con le mani in mano di fronte al diffondersi della pandemia da Covid19.

“E’ stato per tutti un grande shock, e non potevo rimanere a casa a guardare le persone con cui sono cresciuto e ho studiato affrontare quest’emergenza sanitaria”, dice. “Alcuni dei miei colleghi delle Zebre sono davvero in prima linea, andando a casa dei malati per soccorrerli. Chiunque si è reso disponibile a fare ciò che può!”

Alla Casa di Cura Città di Parma c’è un piano dove hanno dimesso i malati da Covid19. Questi pazienti non hanno più bisogno di cure intensive, non sono più in situazione critica, ma necessitano ancora di assistenza e questo è ciò che il reparto fornisce loro.

“L’ospedale è chiuso al pubblico e come medico ci vogliono circa 20 minuti per indossare tutti i dispositivi di protezione necessari per entrare ed altri 20 minuti per toglierli tutti quando si finisce. C’è tutta una procedura da seguire dopo il controllo della temperatura corporea, con maschere, protezioni per gli occhi, visiere, paia di guanti, coprigambe e così via. Ma non è sempre la stessa cosa ovunque”.

“Due dei miei colleghi alle Zebre, Paolo Ferrari e Ilaria Spartà, lavorano come medici di famiglia nelle rispettive città e spesso devono ancora recarsi a casa dei pazienti senza adeguati dispositivi di protezione”.

“L’Italia, come ogni altro paese, è stata colta impreparata dalla portata di quanto è accaduto, ma ora cominciamo a vedere la luce alla fine del tunnel”.

Anche se il paese è ancora testimone di molte centinaia di morti di Covid19 ogni giorno, ci sono alcuni trend positivi in settori come il numero di persone che entrano in terapia intensiva. Le ultime direttive del governo italiano hanno esteso la quarantena fino al 4 maggio, mentre la scorsa settimana è stato ipotizzato che il campionato di Serie A di calcio potesse riprendere verso la fine di maggio o all’inizio di giugno. Una proposta alternativa vedrebbe tutte le 20 squadre giocare a Roma e dintorni, una delle zone meno colpite dal contagio, nel tentativo di ridurre gli spostamenti e i contatti con i terzi.

Rocco Ferrari, ex terza linea che ha giocato in Serie A con la Rugby Parma, insiste sul ritorno dello sport, anche per ciò che riguarda il Guinness PRO14, una competizione che si svolge in cinque paesi e su entrambi gli emisferi, con i relativi spostamenti e problemi logistici che ne derivano.

“Sono veramente, follemente innamorato del rugby, ma per la prima volta nella mia vita lo sport è diventato una preoccupazione secondaria”, dice il medico che presta anche il suo servizio come consulente sanitario del Parma Calcio. “Nelle prime settimane eravamo tutti molto ansiosi di tornare e di sapere quando sarebbe stato possibile farlo. Quando però è diventato chiaro il livello di ciò che stavamo affrontando, tutto è diventato una considerazione molto secondaria. Questo vale per il calcio, ma anche per gli altri sport e per la popolazione in generale”.

“Per me, è giusto che il campionato celtico rimanga sospeso al momento. All’inizio di maggio potremmo forse uscire dall’isolamento e cominciare a vivere un po’ più normalmente; forse potremo ricominciare ad allenarci. Ma cosa succede se, dopo 10 giorni, un giocatore si ammala e risulta positivo? Dobbiamo fermarci tutti di nuovo? E poi c’è da prendere in considerazione tutto ciò che ci è richiesto dal Guinness PRO14 in termini di voli e di viaggi interni”.

“Si può forse trovare una soluzione per i playoff del torneo [allo stato attuale, i club hanno ancora otto o nove partite della stagione regolare da completare – ndr], ma la mia opinione è che sia più saggio prendersi un po’ di tempo. Dopo tutto quello che abbiamo passato, sarei molto cauto prima di prendere una decisione”.

Le Zebre sono state in grado di mantenere un apprezzabile livello di contatto con alcuni giocatori infortunati, in quanto lo stato di lockdown consente la fisioterapia per chi è stato sottoposto ad un intervento chirurgico. Il club, tuttavia, si è dichiarato più volte lieto di sapere che propri medici abbiano concentrato le loro attenzioni – e le loro competenze – altrove in questo momento di emergenza nazionale.

Oltre agli sforzi dei dott. Ferrari e Spartà, Stefano Rollo, Davide Calzi e Federico Cioni lavorano negli ospedali di Parma e della vicina Fidenza, mentre Cecilia Craviari e Matteo Bazzoli si trovano impegnati nei reparti dell’ospedale di Ginevra. “E’ stata una risposta fantastica”, dice Rocco Ferrari, osservando che un gruppo di giocatori del Rugby Colorno si è reso disponibile a consegnare forniture di cibo e medicinali alle persone anziane e vulnerabili. “Quando si guarda a ciò che Maxime Mbandà sta facendo – qualcosa di veramente fantastico – non si può che essere orgoglio della risposta data dal rugby del territorio”.

“La nostra provincia è stata colpita duramente, quasi quanto la Lombardia, ma al di là delle sofferenze, vediamo che ci sono anche tante belle iniziativa di solidarietà”.

Intervista di Mark Palmer pubblicata sul Sunday Times domenica 12 aprile 2020

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