L’AMMINISTRATORE UNICO DELLE ZEBRE RUGBY ANDREA DALLEDONNE LANCIA IL SUO INVITO ALLE REALTÀ DEL TERRITORIO

“SPERO CHE ATTORNO ALLE ZEBRE SI CREI UNA FORTE SINERGIA”

Andrea Dalledonne sta per iniziare il suo quarto anno da amministratore unico delle Zebre Rugby. Era stato chiamato dal presidente federale Alfredo Gavazzi per sistemare la parte amministrativo-contabile e professionalizzare la struttura operativa dopo la fallimentare parentesi della cordata privata che costrinse la FIR a riprendersi tutto in mano. Un operato che ha ridato serenità a tutti:

«Abbiamo cercato di costruire un tessuto societario forte. Ho avuto l’opportunità di plasmare una società secondo la mia visione. La FIR ha rispettato tutti gli impegni presi col sottoscritto. Devo ringraziare molto i giocatori e tutto il personale che in questo periodo critico per la pandemia hanno rinunciato volontariamente a 1/3 degli emolumenti».

Riguardo alla voce risultati sportivi manca ancora qualcosa. «Intanto abbiamo costruito una solida base anche tecnica con Bradley e con lo staff medico-fisioterapico per dare continuità. Certo, siamo una franchigia di sviluppo del talento essendo una franchigia federale, ma sono altresì convinto che il talento si sviluppi anche vincendo. Non è detto che facendo giocare italiani, anche giovani, motivati, si perda, dipende anche dagli stranieri, che devono venire qui per darci qualcosa, scaricare dentro e fuori il campo il loro bagaglio di esperienza. Per la prossima stagione non ne abbiamo ingaggiato di nuovi, quelli di alto livello costano parecchio e noi dobbiamo reggere, confidando molto su chi abbiamo preso l’anno scorso».

In qualche modo, però, le Zebre hanno fatto scuola: i gloriosi Leicester Tigers hanno copiato la maglia multicolor. «Ci fa piacere. Quella maglia ha un significato profondo, di inclusione, vuole rappresentare tutti. E’ stata premiata da Marie Claire».

E proprio in merito a quel significato non si può non pensare alla coesione territoriale del movimento locale con le Zebre. Giocatori come Fabiani, Palazzani, Castello hanno messo la loro esperienza al servizio delle squadre del territorio; è stato siglato un rapporto più stretto con la Rugby Parma, ma, a distanza di otto anni dall’insediamento delle Zebre a Parma, manca ancora qualche tassello per creare comunità e infondere un diverso spirito nei rugbisti più giovani. «E’ uno dei miei rimpianti. Avevamo dato il nostro massimo supporto per sostenere in ogni modo, anche, tra virgolette, economicamente il progetto, ma non si è fatto per motivi indipendenti dalla nostra volontà. So che è una questione atavica, spero cominci a risolversi con questo accordo con la Rugby Parma: avremo una società di Parma che giocherà con una maglia “zebrizzata”. Speriamo che le altre squadre del territorio un bel giorno si uniscano: col Colorno abbiamo sviluppato una buona collaborazione che spero si incentivi nella prossima stagione. Abbiamo molti emiliani in squadra, ma l’auspicio è di avere, in futuro, un numero maggiore di parmigiani».

Se gli si chiede che mondo ha trovato, lui che tre anni fa era un neofita ovale: «Ho constatato che il rugby ha una serie di carenze di managerialità. In generale ho trovato un mondo con grande entusiasmo, ma con potenzialità che non vengono scaricate a terra, secondo me; un mondo che nell’alto livello, ad esempio il PRO14, non ha ancora sfruttato appieno il potenziale offerto».

Intervista di Paolo Mulazzi all’amministratore unico delle Zebre Rugby Andrea Dalledonne pubblicata sulla Gazzetta di Parma venerdì 4 settembre 2020

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