L’AMMINISTRATORE DELLO ZEBRE RUGBY CLUB DALLEDONNE :”VOGLIAMO COSTRUIRE E VINCERE A PARMA”

L’AMMINISTRATORE DELLO ZEBRE RUGBY CLUB DALLEDONNE :”VOGLIAMO COSTRUIRE E VINCERE A PARMA”
Parma, 7 Giugno 2018 – Le Zebre, quel che resta al netto di nazionali e nuovi stranieri, De Battista a parte, sono tornate a movimentare la Cittadella del Rugby di Parma in quella che è la lunga rincorsa a una nuova stagione cui tutti guardano con rinnovata curiosità dopo il bell’exploit nell’ultima. «Abbiamo dimostrato cosa questa squadra può fare. Le Zebre hanno messo in mostra, in diverse partite, un ottimo gioco» aveva dichiarato nel finale di stagione l’amministratore unico, Andrea Dalledonne, manager chiamato alle Zebre dopo il rilancio della Mille Miglia.
Com’è stata questa prima nel rugby? «Dal punto di vista aziendale una prova complessa, una realtà da ricostruire partendo da un background negativo, sportivo ed aziendale, ma semplice al tempo stesso applicando le regole che ho applicato con successo in altre realtà. Se hai una società forte, avrai anche una squadra forte. Abbiamo dato serenità e obiettivi. Non abbiamo ancora finito».
Alle Zebre è sempre mancata continuità, sia in campo che fuori: sarà la volta buona? «Continuità è la parola chiave per avere successo. Per costruire continuità occorre costruire una reputazione. Sono convinto che lo faremo perché stiamo lavorando bene, staff tecnico incluso. Mi piace apprendere dai migliori: quest’anno ho studiato i modelli di Leinster, Glasgow e altre società che gentilmente mi hanno ospitato. La squadra è coesa, in particolare dopo la partita de L’Aquila ha capito che società e team sono una cosa sola. Nella gara successiva, a Parma, si è respirata un’atmosfera simile».
Lei ha sottolineato gli oltre 5000 del Fattori. Quello, pero, era un evento che si vendeva da solo, un po’ come gli All Blacks a San Siro. Avete in animo di «evadere» ancora, in quanto franchigia federale. Come conciliare questa dicotomia tra l’identificarsi con Parma e il XV del nord-ovest, magari allargato? «E’ il dubbio che ho io: qual è la strategia più corretta per le Zebre? Lasciamo stare i discorsi “ce ne andiamo da Parma” o certe rivalse. Costruire un’identità a Parma non è semplice ma ci proviamo. Fare una o due partite fuori non vuol dire perdere identità: potremmo essere i portavoce di quella Parma che porta in giro valori. Qui stiamo lavorando bene. I dati delle presenze allo stadio, però, non ci possono soddisfare e parlando di identità ne esce un quadro in cui sono più gli spettatori da fuori che da Parma. Credo si possano costruire due livelli e mi auguro che nella prossima stagione si possano avere percentuali diverse. Ripeto: nella gara con gli Ospreys ho intravisto qualcosa di nuovo. Rimanere a Parma con un pubblico cosmopolita, comunque, non è male. La maglia nera ha i colori di tutte le squadre di Parma: è stata una scelta. Io ho parlato e continuerò a parlare con loro; oggi il metodo vincente è fare sistema. Spero che lo capiscano, ne usciremmo vincenti tutti. E’ qui il salto di cultura. Consiglierei di leggere “Il dilemma del prigioniero”».
Parma non ha risposto granché in particolare dal lato economico e lei stesso se n’è rammaricato a fine stagione. Continuità fa rima con credibilità, che è mancata nei due anni privati. Lei è fiducioso? «Probabilmente non siamo stati ancora capaci di fare una politica di marketing efficace. Abbiamo ancora tempo: qualora non riuscissimo credo che gli imprenditori di Parma perderebbero l’opportunità offerta da un veicolo internazionale come le Zebre. Questo è stato compreso da aziende internazionali e presenteremo un paio di ingressi importanti. Però ci piacerebbe poter parlare in dialetto parmigiano. Io voglio costruire qui e vincere qui».
Intervista di Paolo Mulazzi per la Gazzetta di Parma del 7 Giugno 2018

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