“LA MIA PIÙ GRANDE QUALITÁ? L’IMPEGNO E LA VOLONTÁ DI DARE SEMPRE TUTTO IN CAMPO!”

IL N° 13 DELLE ZEBRE 2012-20 – GIULIO BISEGNI

Parma, 2 aprile 2020 – Comincia a prendere sempre più forma la linea dei trequarti del XV delle Zebre 2012-20, la formazione ideale scelta direttamente dai tifosi sui canali social del club. In occasione delle votazioni per aggiudicare la maglia n° 13, il popolo ovale del web si è espresso e ha scelto Giulio Bisegni come secondo centro.

Classe 1992, il trequarti laziale è cresciuto nelle giovanili del Rugby Frascati fino a debuttare nel 2011 nel massimo campionato italiano con la maglia della S.S. Lazio Rugby 1927.

La stagione 2013/14 lo vedrà fare la spola tra Roma e Parma in qualità di permit player delle Zebre, ma dalla stagione seguente il giovane n°13 entrerà in pianta stabile nello spogliatoio della franchigia federale. Da allora il duttile trequarti ha disputato complessivamente 96 gare ufficiali col suo club d’appartenenza, registrando 13 mete segnate per un totale di 65 punti messi a referto.

Già nominato “Ironman del Guinness PRO14 2017/18” in virtù del record di minuti giocati in quell’edizione del torno (1504 in 19 presenze), Bisegni ha anche guidato le sue Zebre in 7 gare ufficiali quest’anno, ricoprendo il ruolo di capitano del XV di coach Bradley in assenza del lungodegente Castello.

Dopo aver svolto tutta la trafila delle giovanili della Nazionale ed aver partecipato al Sei Nazioni U20 e al Mondiale di categoria nel 2011, il senatore dello spogliatoio multicolor ha anche indossato la maglia dell’Italia Emergenti, prendendo alla Nations Cup 2013 in scena in Romania e alla Tbilisi Cup 2014.

Reduce dal Sei Nazioni 2020 e dalla Coppa del Mondo 2019, il 16 volte Azzurro aveva invece collezionato il suo primo cap con l’Italia il 14 febbraio 2015 a Twickenham nel 2° turno della prestigiosa kermesse europea.

Hai superato in semifinale un’icona del rugby italiano come Mirco Bergamasco, segno che i tifosi delle Zebre riconoscono il contributo che hai lasciato e continui a lasciare tuttora col tuo club. Ti aspettavi di vincere? “Onestamente no! Mirco viene da un’esperienza e da un vissuto internazionale e probabilmente i tifosi delle Zebre hanno apprezzato il mio contributo più “locale” al club. Essendo arrivato a Parma da giovane ed essendo qui da molti anni ho contribuito alla crescita e allo sviluppo della squadra. E’ un onore aver superato Mirco perché ci ho giocato insieme e so bene che gran giocatore è stato!”

Quest’anno hai guidato le Zebre in 7 gare in assenza di capitan Castello. Raccontaci il momento in cui sei stato nominato capitano. “Prima della classica riunione di inizio settimana, Mike mi ha preso dieci minuti prima rivelandomi la novità. Poi nel corso della riunione collettiva l’ha annunciato a tutti ed è scoppiato il boato. Per me è stato un onore ed anche un momento bellissimo perché di carattere cerco sempre di tenere unito lo spogliatoio”.

Che stimoli ti ha dato e come ha condizionato il tuo modo di giocare in campo? “Mi ha permesso di discutere assieme agli altri leader delle scelte da prendere a partita in corso e durante le settimane di allenamento. Io stesso ho assunto più responsabilità nel prendere certe decisioni e soprattutto nel parlare anche singolarmente con i vari giocatori, per cercare di rassicurarli o di spronarli maggiormente a seconda delle necessità”.

In Nazionale hai trovato spesso spazio all’ala. Com’è stato l’adattamento a questo ruolo e come hai cercato di interpretarlo? “Il mio contributo all’ala è stato molto di workrate, ovvero ho cercato di lavorare molto sulla comunicazione e sulla copertura degli spazi, portando tanto volume e sostanza nel reparto del triangolo allargato, non avendo io logicamente le caratteristiche tecniche dell’ala pura. Da lì poi mi sono evoluto e aperto alle situazioni nuove, prendendo man mano sempre più confidenza e facendo tesoro della mia esperienza. Adesso per esempio conosco meglio le dinamiche dell’ala e questo mi aiuta quando gioco centro”.

Il centro più difficile da placcare che hai incontrato nella tua carriera? “Credo sia stato Andrea Masi perché era veramente spigoloso e aveva delle linee di corsa davvero dure!”

Oliviero Fabiani, da intervistato, ti ha menzionato come compagno di squadra che vorrebbe sempre avere al suo fianco dicendo che sei “una presenza di cui non potrebbe fare a meno”. Che rapporto vi lega e cosa trovi di speciale in Olli? “Beh io e Olli sono dieci anni che condividiamo il campo da rugby e non solo. Ho tantissima stima e affetto in lui, è un giocatore che non si tira mai indietro e che cerca di restare sempre umile, aspetto questo spesso sottovalutato nel rugby di oggi quando invece la dedizione e lo spirito di sacrificio devono essere valori da veicolare! C’è un legame grandissimo dai tempi della Lazio, siamo cresciuti insieme e abbiamo combattuto tante battaglie fianco a fianco”.

Qual è la più grande qualità che i tuoi compagni di squadra pensi riconoscano in te? “Secondo me sanno di poter sempre contare su di me; riconoscono in me un grande comunicatore, uno che è disposto a lavorare tanto e a dare sempre tutto in campo. Trovano affidabilità e volontà di impegno!”.

Il tuo peggior difetto invece? “Direi il gioco tattico al piede! I miei compagni lo sanno e se ne sono fatti una ragione, anche se ci sto lavorando molto come si addice al mio carattere”.

Come ti stai tenendo in forma in queste settimane di stop agonistico? “Ho trovato una mia comfort zone: riesco a fare delle ripetute sotto casa, alternando lavori di resistenza e di velocità, e faccio un po’ di palestra in terrazzo con i pesi. Logicamente non è la situazione ideale per nessuno, ma devo dire che ho trovato una mia situazione di adattamento”.

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