LA CAVALCATA DEGLI AZZURRI DI ALESSANDRO TRONCON VERSO IL SEI NAZIONI 2000

L’ALLENATORE DEI TREQUARTI DELLE ZEBRE SI RACCONTA AI MICROFONI DELL’EMITTENTE TELEVISIVA E RADIOFONICA IRLANDESE RTÉ

Quando gli appassionati italiani di rugby guardano ai loro giorni più gloriosi, il 22 marzo 1997 spicca come data luminosa.

Quel giorno, a Grenoble, gli Azzurri sconfissero nella finale del Trofeo FIRA 1995-1997 la nazionale francese che aveva otto titolari e due sostituti reduci dal Grande Slam vinto la settimana prima.

Quella vittoria (40-32) ha giocato un ruolo fondamentale nel preparare la strada verso l’ingresso dell’Italia in quello che tre anni dopo sarebbe poi diventato il Sei Nazioni.

Partner di punta della cabina di regia Azzurra assieme a Diego Dominguez è stato Alessandro Troncon, oggi allenatore dei trequarti delle Zebre.

A 23 anni di distanza, l’anniversario di quella data non è caduto nell’oblio.

«Avevamo iniziato a tracciare il nostro percorso: prima di allora abbiamo spesso battuto l’Irlanda e la Scozia e con la Francia c’è sempre stata una grande rivalità», ha detto Troncon a RTÉ Sport prima della partita del Sei Nazioni 2020 contro l’Irlanda, ormai rinviata.

«Fino ad allora la Francia aveva sempre giocato con la “Francia A” contro di noi ed era la prima volta che giocavano con la loro prima squadra. Era la Francia che aveva vinto il Grande Slam la settimana prima e noi abbiamo vinto contro quella Francia lì, anche se mancavano alcuni giocatori importanti».

Come dice Troncon, l’Italia vantava una striscia di successi contro l’Irlanda negli anni Novanta. Infatti, dal 1995 al 1997, gli Azzurri hanno vinto tre test match, due dei quali di fila in casa ed uno in trasferta al Lansdowne Roade (29-37) nel gennaio del ’97. Insieme alla già citata vittoria sulla Francia e poi a quella sulla Scozia nel 1998, il cammino dell’Italia verso la prima fascia era chiaro.

Per Troncon, gran parte del merito di aver plasmato una forte generazione di talenti italiani è dovuto al loro capo allenatore francese Georges Coste, in carica dal 1993 al 1999.

«All’epoca l’Italia aveva in qualche modo anticipato l’era del professionismo», dice il 46enne trevigiano.

«Grazie alla Federazione e al nostro allenatore Georges Coste, avevamo una squadra molto competitiva e quando giocavamo contro squadre nazionali di così alto profilo eravamo estremamente motivati a dimostrare che potevamo competere a quel livello».

E aggiunge che il risultato di Lansdowne Road è stato indice del processo: «Quella squadra aveva raggiunto un’importante consapevolezza del suo potenziale e di conseguenza scendevamo in campo ad ogni partita per giocare e vincere; vincere è un’arte: si impara a vincere vincendo».

«E’ stata la nostra attitudine e la consapevolezza del nostro potenziale a fare tutto questo, ma anche la qualità della squadra».

Tutte le strade portavano al 5 febbraio 2000, quando Troncon e compagni fecero inchinare la Scozia in una giornata emozionante allo stadio Flaminio di Roma.

La generazione d’oro degli anni Novanta, che aveva portato l’Italia a famose vittorie, stava volgendo verso la fine della sua carriera e Coste era stato sostituito dal neozelandese Brad Johnstone dopo i Mondiali del 1999.

«Certamente molto era cambiato, ma anche la nostra squadra era cambiata, perché nel 1999 c’è stato un cambio generazionale. Per quattro o cinque anni mancava una generazione e nel 2003 grazie a John Kirwan c’è stato l’ingresso di una nuova generazione con i vari Perugini, Parisse, Ongaro, Castrogiovanni e Masi che hanno portato avanti l’Italia fino a cinque o sei anni fa», dice Troncon.

«Avevamo cambiato allenatore [nel ’99] e lì si è verificato un passaggio importante. Tra i pochi rimasti della squadra precedente c’eravamo io, Diego, [Massimo] Giovanelli e Carlo Checchinato».

Eppure, nonostante il lustro degli anni ’90 si sia affievolito, sembrava quasi destino che l’Italia battesse gli scozzesi in quel match inaugurale del Sei Nazioni 2000.

Giampiero de Carli segnò la meta quel giorno, ma Dominguez incise forse più di tutti con sei piazzati e tre drop.

«Avevamo una squadra in piena rivoluzione dal punto di vista dei giocatori e dal punto di vista tecnico perché avevamo cambiato allenatore, con Brad Johnstone all’epoca. Non era la squadra migliore per iniziare il Sei Nazioni, ma era scritto da qualche parte che dovevamo vincere quella partita e così è stato», dice Troncon.

«Anche se non eravamo l’Italia più forte, abbiamo avuto la fortuna di avere una squadra piena di entusiasmo e di giocatori importanti in ruoli chiave come Diego Dominguez che è stato in grado di colmare quelle lacune tecniche che ci hanno permesso di portare a casa il risultato».

«Era destino.. Era scritto da qualche parte che avremmo vinto. L’atmosfera era chiaramente qualcosa di indescrivibile, difficile da raccontare ora, bisogna viverla. È un giorno che rimarrà impresso nella storia del rugby italiano e nella mia testa».

«Non ero nervoso, eravamo tutti determinati. Sono quelle situazioni in cui deve essere così perché 22 persone hanno deciso che doveva essere così».

Troncon terminerà la sua carriera nel 2007, superando la soglia delle 100 apparizione con la maglia dell’Italia. Da allora ha intrapreso una carriera di allenatore che lo ha visto lavorare sia a livello internazionale che di club.

Attualmente, l’ex mediano di mischia presta la sua esperienza ai trequarti delle Zebre e descrive il lavoro con l’Italia U20 come «una delle esperienze più formative che abbia mai avuto».

«È stata una grande esperienza, il rugby è in continua evoluzione, ma soprattutto a livello U20 il gioco è molto alto», dice.

«Lavorare con i numero nove e dieci a livello giovanile è fantastico perché i giocatori hanno le basi a quell’età, ma non hanno ancora quei riferimenti che un giocatore che ha ricoperto ruolo per tutta la vita può trasmettere».

Nel corso della sua carriera da mediano di mischia, Troncon ha imparato molto da registi suoi coetanei. Quando nei primi anni ’90 ha iniziato a giocare nel Benetton Rugby -club della sua città natale-, il campione del mondo australiano Michael Lynagh militava a Treviso e ha avuto una grande influenza su di lui.

«Mi ha aiutato molto in campo, soprattutto all’epoca che avevo 19/20 anni. Certamente mi ha aiutato a capire quanto fosse importante comprendere i meccanismi del gioco e anticipare tutto ciò che si può controllare su un campo da rugby», dice.

E naturalmente c’è il già citato Dominguez che per anni ha combattuto al fianco di Troncon durante i giorni più belli d’Italia.

«Sono ancora in contatto con Diego. Con lui c’è stata un’intesa abbastanza immediata, ma d’altra parte non è difficile avere un’intesa con chi conosce il rugby», dice.

«La sua più grande qualità, come tutti i grandi giocatori, è quella di saper anticipare ciò che succede in campo. Per un regista anticipare l’evoluzione del gioco in una partita è una dote, perché mette gli avversari in difficoltà. Per l’economia di una squadra e del suo sviluppo, avere in ruoli chiave giocatori con questa capacità è importante. Diego è speciale perché è durato tanto».

Intervista di Raf Diallo pubblicata sul sito dell’emittente televisiva e radiofonica irlandese Rté il 22 marzo 2020

Nessun commento finora.

Leave a Reply

Puoi usare questi tags <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Iscriviti alla nostra newsletter

Accetto i termini e le condizioni sulla privacy*.
Accetti la memorizzazione dei tuoi dati?

Top

Privacy Preference Center

STATISTICHE

_ga,_gid,_gat

I cookie statistici aiutano i proprietari del sito web a capire come i visitatori interagisc ono con i siti raccogliendo e trasmettendo informazioni in forma anonima.

GDPR

gdpr[allowed_cookies],gdpr[consent_types]

GDPR Utilizziamo questi cookie per abilitare o disabilitare la posssibilità di essere profilati dai cookie stessi, questi cookie fanno parte del plugin studiato appositamente per rispettare la normativa vigente GDPR dal 25/05/2018

MARKETING

NID,r/collect

Set di Cookie per fornire una serie di prodotti pubblicitari come offerte in tempo reale da inserzionisti terzi.