IL LAVORO COORDINATO DI EMILIANO BERGAMASCHI: OBIETTIVI E SFIDE DEL NEO-ALLENATORE DELLA MISCHIA DELLE ZEBRE RUGBY

Il neo-allenatore degli avanti delle Zebre Rugby Emiliano Bergamaschi, ex pilone classe 1975 da Paranà, ha un curriculum di un certo lignaggio: giovanili nel Club Atlético Estudiantes de Paraná, lo stesso di Martin Castrogiovanni, torneo provinciale vinto nel 2000 con il Club Atlético del Rosario, poi Pumas, intesi sia come Pumitas U21, sia come Argentina A e, seppur una sola volta, come prima squadra: contro gli Stati Uniti nel panamericano, maggio 2001. E ancora, Premiership e coppe europee con i Bristol Bears e i Saracens, infine il commiato dal campo a Rouen, terza divisione francese. È il 2008 e da quel momento studia per fare l’allenatore, principalmente con la Federazione argentina: dopo varie consulente è assistente allenatore dei Pampas XV per la Vodacom Cup, poi affianca Daniel Hourcade per la Coppa del Mondo 2015, anno in cui assume il ruolo di head coach di Argentina XV, vincitrice del torneo sudamericano UruCup. Continua poi con i Jaguares (mischia e rimessa laterale), con la Selezione Sudamerica XV e nell’ultimo biennio è assistente allenatore del club paraguaiano Olimpia Lions e successivamente capo allenatore dei Cobras Brasil XV e consulente della nazionale brasiliana.

Trabajo coordinado – Di Federico Meda, AllRugby

Dopo varie esperienze con la Federazione argentina e nel campionato di massima divisione sudamericano l’ex pilone è atteso da un’importante sfida: Emiliano Bergamaschi sarà infatti chiamato mantenere competitive in mischia le Zebre Rugby in un nuovo torneo con le migliori franchigie sudafricane

“Sono qui con tutta la famiglia. Ed è fantastico perché viaggiare ora è molto complicato e con tre bambini è importante un po’ di stabilità. Servirà un periodo di adattamento ma rispetto a prima almeno non devo assentarmi a lungo o spostare tutta la banda in base ai miei impegni di lavoro”. Emiliano Bergamaschi è da poco a Parma ma è come se fosse a casa perché i suoi avi italiani erano di Modena. “Anche se”, ammette, “i tanti usi e costumi che pensavo di conoscere, quando provi a viverli qui sono molto differenti”.

Oltre ad adattarsi a un nuovo paese, realtà e club, Bergamaschi dovrà saper cavarsela in questo nuovo United Rugby Championship che alle irlandesi, scozzesi e gallesi – se già non bastasse – ha aggiunto le quattro franchigie sudafricane fuoriuscite dal Super Rugby, espressione del movimento campione del mondo.

Emiliano, non è un compito facile il tuo: allenatore della mischia di una delle franchigie meno strutturate del torneo.

Il mio predecessore, Andrea Moretti, ha fatto un gran lavoro, spero di metterci quella passione e mentalità argentina che non guasta mai: associato a un lavoro molto tecnico penso darà i suoi frutti. Il nostro sarà un trabajo coordinado insistendo su questi due punti.

Io come allenatore sono molto focalizzato sulla posizione in mischia, sul lavoro collettivo ma anche sugli skill individuali e il piano di gioco. L’obiettivo è essere molto efficienti perché il materiale umano è davvero molto buono, quindi il potenziale c’è. Sono certo che potremo essere competitivi vedendo il livello generale del gruppo. Dalla mia ho la scuola argentina, figlia di una cultura del rugby molto radicata, basata sulla fisicità e sulla tecnica in mischia. Il gioco però è cambiato molto e la differenza la fanno le abilità individuali. Lavorando con la Federazione ho avuto la fortuna di frequentare gente come Graham Henry e Fabien Galthié in questi anni: nei risultati dell’Argentina c’è lo zampino di tutti ma penso anche che tutti hanno imparato qualcosa e sono migliorati.

Chi temi di più delle avversarie delle Zebre?

Le sudafricane e poi le due irlandesi più forti, Leinster e Munster. I giocatori però sono molto predisposti al lavoro, i giovani aiuteranno a creare competizione e lavorare insieme ci aiuterà ad affinare un pathway per il loro l’adattamento. Il contatto quotidiano tra accademia e prima squadra sarà importantissimo.

A prima vista i giovani U20 come li hai visti?

Fisicamente molto preparati, a livello di skills molto completi. Se devo trovare un punto debole, o un’area di intervento, è la comprensione del gioco. Ma è un discorso più profondo che va risolto a livello giovanile, con i tecnici di base perché ora è tardi. Penso sia un gap che l’Italia tutt’ora sconta a livello internazionale.

Clicca e guarda la videointervista esclusiva al neo coach degli avanti delle Zebre Rugby Emiliano Bergamaschi

Si parla tanto di gioco alla neozelandese e gioco alla sudafricana, variante ovale dell’approccio “giochista” e “risultatista” di cui si parla nel calcio.

Il Sudafrica, è vero, gioca in maniera molto fisica, cercando di imporre questo stile anche agli avversari. Però per quanto a un primo sguardo sembri noioso , se si gratta un po’ viene fuori un’efficienza in difesa pazzesca, dei volumi di gioco magnifici. Idem per la Nuova Zelanda: rubano gli occhi certe azioni alla mano o la continuità in multifase ma dietro c’è un’abilità di leggere il gioco incredibile e una preparazione fisica al top.

Italia e Argentina invece dove si collocano?

Per certi versi nella sfera delle squadre che puntano sul dominio fisico. Secondariamente sull’adattamento a chi si trovano davanti. Penso che nella loro posizione devono sempre difendere bene e lasciare poche opportunità alle squadre più blasonate: è l’unico modo per rimanere in partita.

L’Italia si dice che sia in crisi ma a livello giovanile invece è in crescita. La sensazione è che stiamo “galleggiando nello spazio”: abbiamo trovato l’intervallo ma il sostegno non arriva e la linea di meta è ancora lontana. Un limbo insomma.

Nel rugby professionale la pianificazione è importante. Bisogna prendere decisioni e avere la pazienza di aspettare i risultati. È un processo complesso ma, prendiamo l’U20, infine state raccogliendo dei frutti. Forse per la Nazionale bisogna aspettare ancora un po’.

Possiamo imparare qualcosa dall’Argentina?
Sicuramente, noi i ragazzi dell’accademia siamo riusciti a farli giocare nel Super Rugby e infine nel Championship. Ma c’è stato un passaggio intermedio che spesso dimentichiamo: la Vodacom Cup con i Jaguares. Lì si è creato un gruppo di giocatori che ha sperimentato un livello differente ma intermedio. Perché il problema del livello top non è più solo la conquista, l’attacco e la difesa, è la consistenza. È mantenere il livello, non toccarlo ogni tanto, quando la squadra sta bene e l’avversario non è in giornata. Il processo prevede che giocatori siano preparati “a tanto e a tutto”, poi in base alla partita si dovrà fare “questo e quello”.

Quel gruppo della Vodacom è lo stesso che è arrivato alle semifinali dei mondiali inglesi, nel 2015. Tu facevi parte dello staff di Daniel Hourcade.

Per me non è stata la fine di un percorso, bensì l’opportunità di aggiungere un ulteriore tassello di crescita al gruppo che mi ero trovato ad allenare l’anno precedente; un gruppo che non era abituato al nostro stile di gioco. Abbiamo sviluppato questi atleti in campo, ma anche, cosa più difficile, fuori dal campo. Ogni esperienza, bella o brutta che sia, che fai al Mondiale è positiva, una lezione che ti resta”.

Mondiali 2015 a parte, la tua è una carriera da girovago.

Ho vissuto il rugby di alto livello sia nel mondo amatoriale argentino con il Club Atletico di Rosario, sia come professionista a Bristol e ai Saracens. All’epoca studiavo odontoiatria ma quando mi hanno preso full time con i Pumas ho abbandonato il mestiere di dentista. Mia moglie però ha finito gli studi quindi chissà (ride, ndr)

emiliano bergamaschi zebre rugby

EMILIANO SUI TEST MATCH DI NOVEMBRE

I test di novembre sono storicamente duri per il rugby argentino, reduce dal Championship che è una competizione molto dura. Tanto tempo passato in viaggio e solo 3 settimane di riposo prima del viaggio in Europa. Inoltre nell’ultimo periodo è mancato un po’ sia il volume di gioco sia il piede, sono curioso di capire come arriverà a giocare contro Francia, Italia e Irlanda. I transalpini sono un XV di grande livello, immagino vorranno imporre il loro gioco – come gli abbiamo visto fare nelle ultime tre stagioni. Quindi attacchi spettacolari da tutti i lati e posizioni del campo. Sarà importante la conquista quindi sarà una battaglia durissima.

Con l’Irlanda sarà fondamentale imporre il ritmo di gioco e avere un buon possesso. Altrimenti è difficile contenerli. Però se gli avanti tireranno fuori palloni di qualità sono sicuro giocheremo nel loro campo, che è poi il segreto per battere i verdi.

Con l’Italia sarà una partita fisica e come spesso accade non bellissima. Però da vincere a tutti i costi perché – sulla carta – è la più facile e non possiamo permetterci passi falsi.

Intervista di Federico Meda al neo-allenatore della mischia delle Zebre Rugby Emiliano Bergamaschi pubblicata sul numero di ottobre del mensile AllRugby

Abbonati a AllRugby, resta aggiornato sulle principali news sul rugby italiano e mondiale e leggi l’intervista esclusiva all’esordiente Azzurro Alessandro Fusco pubblicata sul numero di Novembre

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