GIULIO BISEGNI PRESENTA LA SFIDA COL LEINSTER: “SARÀ UNA GARA PUNTO A PUNTO: DOBBIAMO CERCARE DI DEMOLIRLI FISICAMENTE”

Parma, 24 ottobre 2019 – Si avvicina sempre più l’ora del big match tra Zebre e Leinster. Il calcio di inizio della sfida, valevole per il 4° turno di Guinness PRO14, è fissato alle ore 18:15 allo Stadio Lanfranchi di Parma, con diretta televisiva su Dazn.

Il percorso di avvicinamento della franchigia federale alla gara contro i sei volte campioni in carica del torneo ha conosciuto un’importante novità proprio in questo inizio di settimana. Lunedì scorso, infatti, lo staff tecnico presieduto da coach Michael Bradley ha potuto riabbracciare assieme a tutti gli altri giocatori multicolor i dodici atleti della Nazionale Italiana al rientro dalla Rugby World Cup in Giappone.

Fatta eccezione per il tallonatore reggiano Luca Bigi, il gruppo di Azzurri si è inserito a pieno organico nel programma di allenamento delle Zebre in vista della partita contro la formazione irlandese.

A margine della giornata di lavoro odierna, il centro della franchigia federale di base a Parma e della Nazionale Italiana Giulio Bisegni è intervenuto ai microfoni del sito web del club, presentando l’incontro di sabato pomeriggio.

Originario di Frascati, Bisegni è cresciuto nel club della sua città natale prima di esordire nel 2011 nel massimo campionato italiano con la maglia della S.S. Lazio Rugby 1927. Dopo una stagione da permit player a cavallo tra Roma e Parma, il passaggio definitivo nella rosa delle Zebre avverrà nel 2014/2015. Da allora, il duttile trequarti ha disputato complessivamente 87 gare ufficiali con la sua attuale squadra, registrando 60 punti segnati.

Già protagonista delle selezioni U17, U18, U20 e della Nazionale Emergenti, il 27enne laziale ha bagnato il suo esordio con gli Azzurri il 14 febbraio 2015 nel 2° turno del Sei Nazioni perso a Londra contro l’Inghilterra. Sono 14 i caps con Parisse e compagni raccolti sin qui dall’ironman del Guinness PRO14 2017/2018 (titolo ricevuto dal comitato organizzatore del campionato celtico in virtù del record di minuti giocati nell’allora stagione regolare del torneo: 1504 minuti in 19 presenze).

Ti mancava un po’ lo spogliatoio delle Zebre Giulio? “Sì senz’altro la cosa che manca di più dopo grandi assenze prolungate è sicuramente i compagni di squadra, lo spogliatoio e l’atmosfera che si crea dentro. E’ stato un bellissimo rientro e una fantastica accoglienza da parte di tutti: c’è tanto entusiasmo”.

Anche perché sei qui a Parma dal lontano 2014. Prima di allora, un passato nel Frascati – club della tua città natale -, tre stagioni in Eccellenza con la S.S. Lazio Rugby (di cui una da permit player per le Zebre). Stai diventando pian piano un senatore della franchigia federale. Dal punto di vista tecnico che tipo di crescita hai conosciuto negli anni? “E’ stata una crescita che è iniziata prima attraverso una miglior gestione  di determinati momenti della partita e poi è passata dalle prese di consapevolezza. E’ stato un percorso che è passato anche attraverso tanti allenatori e che mi ha portato ad entrare dentro a dei sistemi difensivi di squadra. Cerco sempre di stare dentro lo spogliatoio e vicino ai miei compagni anche quando dobbiamo decidere le difese strategiche, quindi c’è stata un’evoluzione portata anche dal ruolo che ricopro in campo visto che la mia è una posizione un po’ esterna. Questo però mi permette di avere più sensibilità e di vedere un po’ di più gli spazi nelle difese. E’ stato un processo importante che mi ha visto crescere assieme ad altri miei compagni di squadra all’interno dello spogliatoio come figure di rilevanza”.

E dal punto di vista mentale? “Quella è stata una crescita che è passata nel momento in cui mi sono affacciato al Guinness PRO14. Può succedere di incappare in situazioni di infortuni o in cui senti pressione addosso perché puoi sbagliare una partita o una gara con particolare visibilità, per cui ti senti un po’ anche sotto il giudizio degli altri. La crescita che uno fa mentalmente è soprattutto quella di approccio alla gara, nel senso di fare una cosa e cercare sempre di scinderla da quella che devi fare dopo senza farsi influenzare dalle situazioni più difficili in cui uno può cadere e da cui poi non è facile uscirne. E’ una crescita che passa anche un po’ dalla confidenza, per cui devi sempre pensare al dopo e cercare di mantenere alto un livello di gioco non soltanto nella singola gara ma per tutto il campionato”.

Sei poi un leader carismatico anche fuori dal campo. Quant’è importante fare spogliatoio tra voi ragazzi lontano da allenamento? “Questa è una delle cose che preferisco, è una cosa che a me diverte tantissimo perché stare in mezzo ai ragazzi e starci per giocare e per crescere divertendosi è il modo migliore per far maturare un gruppo. Sono quello che di solito si mette vicino ai ragazzi più giovani, ci scherza e ci parla quando c’è bisogno di dire qualcosa di serio.  Cerco sempre di costruire un percorso insieme a loro e di farlo anche divertendosi”.

Quello in Giappone è stato per te il primo mondiale. Qual è il momento che ricordi con più piacere? “Sicuramente è stata un’esperienza bellissima. Dal punto di vista tecnico sono stato coinvolto nella partita contro il Canada per cui non posso che essere contento e grato di essere sceso in campo e di aver giocato quella partita. Però l’esperienza in sé è quella complessiva, quella di aver visto la popolazione come ha risposto ad un evento organizzato in un Paese che non ha un grande trascorso rugbistico ma che ha comunque garantito un grande tifo agli incontri di tutte le Nazionali, non solo di quella giapponese”.

Hai giocato 80’ col Canada, mentre hai saltato le due sfide con Namibia e Sudafrica e, per altri motivi, anche quella con gli All Blacks. Cosa porti di positivo dalla tua esperienza alla Coppa del Mondo? “E’ stato un piccolo cerchio che si è chiuso perché ho iniziato a giocare ala nelle prime partite col ct Conor O’Shea e mai mi sarei aspettato di giocare centro. E’ stata quindi una piccola evoluzione che si è portata avanti anche dal punto di vista tecnico e che mi ha portato a giocare anche in questo ruolo. Mi ha dato tanta soddisfazione, è stato il culmine di un piccolo percorso di evoluzione, cosa non sempre semplice a livello internazionale”.

Come interpreti il tuo ruolo e cosa ti piace di più della tua posizione in campo? “Sempre parlando del fatto che è un po’ esterno al gioco, mi piace chiamare le difese e cercare di anticipare quelle che sono le giocate offensive, per cui cerco sempre di essere molto comunicativo con la squadra. Mi piace portare energia e inserirmi tra le linee sapendo che perdo un po’ sulla contesa delle palle alte, quindi cerco anche lo spazio con la seconda linea d’attacco. E’ una cosa che a me piace particolarmente”.

Sabato pomeriggio al Lanfranchi arriverà il Leinster. L’ultima volta che è sceso in Italia è stato il 16 febbraio a Viadana, gara in cui sei peraltro partito titolare. Conosci bene gli Irlandesi.. che avversari saranno? “Sarà una sfida tosta. Loro si presentano come primi della classe, sono confidenti delle loro capacità tecniche. Noi dovremo cercare di mettere una grande pressione e una grande aggressività per far crollare prima le loro certezze dal punto di vista mentale. Per loro poi è una sfida che può rivelarsi un po’ un’arma a doppio taglio visto che vengono a Parma senza i propri giocatori nazionali. Questo deve essere un motivo per metterci un po’ di pressione perché dobbiamo anche cercare di capitalizzare quando ci sono queste occasioni così importanti. Dobbiamo cercare di demolirli fisicamente e con aggressività, facendo la nostra partita che sarà una gara punto a punto”.

Sei pronto a tornare a vestire la maglia multicolor? “Sempre pronto! Dopo il mondiale, la cosa più importante,il primo pensiero è stato quello di tornare a sostenere i propri compagni di squadra. Si creano delle dinamiche sempre bellissime”.

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