GEORGE BIAGI: “ANCHE DA DIRIGENTE LA MIA VITA ALLE ZEBRE RUGBY SARÀ ENTUSIASMANTE”

Sette partite in meno di Guinness PRO14 e due mesi e mezzo di riposo forzato causa pandemia potevano essere manna per i più anziani, consentendo loro di recuperare al meglio fatiche e acciacchi e guardare con occhi diversi alla stagione successiva. Ma George Fabio Biagi ha deciso di chiudere la sua carriera alla scadenza contrattuale del 30 giugno dopo sette stagioni con le Zebre Rugby.

«Sì, in effetti se uno sa gestire il suo corpo e approfitta dei tempi morti può lavorare su alcune problematiche e tornare meglio di prima; ma io avevo già fatto le mie valutazioni».

Il 34enne ormai ex seconda linea vivrà dunque a bordo campo gli ultimi due derby stagionali con Treviso di fine agosto: «Non nascondo che mi sarebbe piaciuto giocare un’ultima partita di addio, però fino a poche settimane fa non si sapeva se avremmo giocato e se col pubblico o meno, quindi tutta questa incertezza legata al Covid mi ha aiutato a prendere la decisione. Non invidio i ragazzi che si stanno allenando con un caldo torrido, ma il campo un po’ mi mancherà anche se ne esco senza rimpianti: ho giocato in nazionale e una volta anche coi Barbarians e quindi sono felice».

Con le Zebre ha giocato 119 partite, un record: e come capitano in 51 partite ha dovuto anche gestire situazioni particolari, come la vicenda sportiva e umana del suo compagno di squadra Andrea Manici, costretto al ritiro dopo oltre due annidi calvario in seguito a un grave infortunio con complicanze post-operatorie. «Sono stati momenti difficili che mi hanno fatto crescere, sportivamente e umanamente: si capiscono le cose importanti e i valori del rugby. Fanno parte del mio bagaglio che mi porto dietro la scrivania».

Già, perché George Biagi non abbandona il rugby né tanto meno le Zebre: metterà a frutto i suoi studi manageriali alla Bocconi diventando Rugby Operations Manager della franchigia federale. «Le Zebre mi hanno dato tante opportunità da giocatore. Ora sono felice di ricoprire questo nuovo incarico grazie al dottor Dalledonne (l’amministratore unico del club) che mi ha inserito nell’organigramma dirigenziale. Al momento mi sto facendo una cultura sulla parte amministrativa della società e do una mano al team manager Andrea De Rossi nella gestione sportiva».

Quasi otto anni a Parma, da quattro abita a Noceto e vi rimarrà a lungo. Le ha nel cuore, così come le Zebre, che però fanno fatica a entrare nel cuore di Parma, in senso lato: «Qui si paga anche la presenza di tante realtà sportive con una lunga e importante storia, in primis il Parma Calcio che è nel cuore di tutti. Ora dobbiamo creare emozioni e ricordi con la nostra storia, che per ora è breve. Chiaro che ci piacerebbe vedere più persone allo stadio, per gli sforzi dei giocatori e della società».

Intervista di Paolo Mulazzi pubblicata sulla Gazzetta di Parma mercoledì 19 agosto 2020

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