DOPO 14 GARE UFFICIALI STAGIONALI, CHARLIE WALKER È IL METAMAN DELLE ZEBRE: “LA VITTORIA CON I CHEETAHS È STATA UN PUNTO DI PARTENZA, MA VOGLIAMO ANCORA PROGREDIRE E MOSTRARE IL NOSTRO VERO VALORE”

Parma, 9 gennaio 2020 – Con quattro mete segnate in questa prima metà di Guinness PRO14 2019/20 – di cui due contro i Cheetahs nel 10° ed ultimo turno del torneo – Charlie Walker è il leader di marcature siglate delle Zebre. L’ala inglese, seconda nella classifica di punti segnati dopo Carlo Canna che guida a quota 47, è alla sua prima stagione alla franchigia federale ed è tra i giocatori più impiegati da coach Bradley.

Al netto di 11 presenze con la maglia multicolor, il 27enne originario di Leicester ha infatti accumulato sin qui 607 minuti in campo, dietro a Meyer (771 in 11 presenze), Canna (778 in 10 presenze), Licata (861 in 12 presenze) ed Elliott (886 in 13 presenze).

Arrivato a Parma a seguito dell’ultima campagna di rafforzamento estiva, Walker ha bagnato il suo esordio in Guinness PRO14 lo scorso 28 settembre a Edimburgo, dopo 60 gare giocate e 27 mete segnate nella Premiership inglese.

Cresciuto nell’accademia dei Leicester Tigers, il n° 14 ha firmato nel 2011 il suo passaggio agli Harlequins, disputando successivamente due stagioni in prestito nel RFU Championship, il secondo campionato professionistico inglese.

Già impiegato nella Nazionale a sette dell’Inghilterra che ha preso parte alle tappe di Hong Kong e Singapore nel 2011/12, l’ala britannica è stata quindi convocata dalla selezione U20 inglese, disputando nel 2012 il Sei Nazioni di categoria.

Il 3 marzo 2012, il 27enne di Leicester è sceso in campo nel 3° turno del torneo con la maglia n°13, affrontando al “Battaglini” di Rovigo l’Italia dei suoi attuali compagni di squadra Bisegni (in panchina con la maglia n° 22) e Padovani (partito titolare nel ruolo di mediano di mischia), oltre che degli ex atleti della franchigia federale Alessio Zdrilich e Pietro Ceccarelli.

Quando hai iniziato a giocare a rugby e perché? “Ho iniziato a giocare quando avevo sei anni a Leicester, la mia città natale. Mio padre giocava a rugby e mi ha portato a provare nel club locale dove ho giocato dai sei fino ai quindici anni”.

Come mai hai deciso di accettare la sfida di giocare alle Zebre? “In Inghilterra è stato un periodo difficile l’anno scorso: molti giocatori avevano lasciato gli Harlquins per via di questioni legate al salary cap ed io ho avuto la chance grazie al mio ex allenatore Conor O’Shea, d’intesa con coach Bradley qui alle Zebre, di venire a giocare in Italia: un’opportunità difficile da rifiutare! Cercare nuove sfide personali, inserirmi in un diverso contesto culturale, mettermi alla prova con un’altra lingua e con tutto un altro ambiente: non vedevo l’ora di poterlo fare!”

Che ambiente hai trovato in spogliatoio? “Un gruppo molto accogliente! E’ stato bello appena arrivato in Italia dopo un lungo viaggio aver ricevuto la chiamata di Johan Meyer che mi ha invitato ad andare a cena fuori; poi ho conosciuto tutti gli altri giocatori che sono stati altrettanto accoglienti nei miei confronti. Siamo un bel gruppo, davvero unito!”

In cosa è diverso il Guinness PRO14 dalla Premiership inglese? “Direi innanzitutto nella taglia dei giocatori: quelli della Premiership sono molto più grossi sia in mischia che sulla linea dei trequarti. Nel PRO14 forse c’è più rugby giocato, mentre le squadre della Premiership, salvo alcune eccezioni, sono più attente a non concedere punti agli avversari. In PRO14, forse grazie all’assenza del rischio retrocessione, le squadre hanno un gioco più propositivo, amano aprire la palla a largo e cercare gli spazi alla mano, un aspetto che si addice maggiormente alle mie caratteristiche”.

Cosa ricordi degli anni trascorsi con la maglia della nazionale U20 inglese? “Fortunatamente abbiamo vinto il Sei Nazioni, nonostante la sconfitta con la Francia all’ultimo turno, in un campo molto difficile proprio come quello dove giocheremo questo sabato. Il Mondiale di categoria non è stato dei migliori, facevo parte di una squadra con tanto talento e potenziale ma non lo abbiamo sfruttato. Siamo stati forse una delle peggiori selezioni U20 inglesi che siano mai andate alla Coppa del Mondo. Penso che molti giocatori guardino indietro a quel tempo con grande rammarico vista la performance al Sei Nazioni nello stesso anno”.

Eri in campo il 3 marzo 2012 con la maglia n° 13 nel 3° turno del Sei Nazioni U20 vinto contro l’Italia a Rovigo. Per l’occasione hai giocato contro dei giovanissimi Giulio Bisegni e Edordo Padovani. Ci avresti mai pensato di ritrovarli come compagni di squadra?No è strano, come del resto non avrei mai immaginato in passato di ritrovarmi a giocare in Italia ed ora adoro ogni minuto che gioco in questo Paese. Ma non si è trattato solo di Giulio e di Edoardo, ma anche Jamie Elliott e David Sisi, anch’essi convocati nel gruppo dell’Inghilterra U20. Non viene da crederci che nel giro di 5-6 anni li avrei ritrovati nella stessa squadra e che avrei abbracciato, e assieme a loro la cultura italiana”.

Leader di mete delle Zebre quest’anno con 4 mete segnate, di cui due sabato scorso contro i Cheetahs. Sei soddisfatto della tua stagione sin qui? “La settimana scorsa abbiamo ottenuto una bella vittoria, ma come squadra abbiamo disputato diverse partite quest’anno in cui avremmo dovuto vincere. Abbiamo giocato tante gare a inizio stagione che non corrispondevano alla squadra che siamo ora e che siamo diventati nell’ultimo mese quando abbiamo iniziato ad alzare la qualità del nostro gioco. La nostra difesa si è affinata e abbiamo iniziato a segnare più mete in attacco. C’è ancora tanto lavoro da fare, come squadra siamo stati altalenanti. La vittoria della volta scorsa è stata un punto di partenza, ma vogliamo ancora progredire e mostrare il nostro vero valore”.

Sabato si vola a Parigi contro lo Stade Francais. Come arriviamo all’appuntamento, come avete preparato la gara in settimana? “Lo Stade Francais sta facendo fatica ad ottenere risultati in Top14, per cui non sappiamo che tipo di formazione schiereranno sabato in coppa. L’ultima volta a Parma è stata una partita molto diversa, particolare e difficile per entrambe le squadre per via delle condizioni del terreno di gioco. Sappiamo che ci aspetterà una bella prova: le squadre francesi solitamente schierano la migliore formazione in casa. Non vediamo l’ora di giocare questo sabato in un campo fantastico come il Jean Bouin che sarà molto affollato di gente. I giocatori che scenderanno in campo domani avranno una grande opportunità e sarà sicuramente una partita molto interessante”.

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