DALLA TERRA DEI MAORI AL NORD ITALIA: LA BELLA STORIA DELL’AZZURRO JIMMY TUIVAITI

“Nel 2015 avevo qualche offerta dal Giappone ma lì si gioca poco e io volevo un contratto per tutto l’anno. E guardavo all’Europa perché non volevo vivacchiare, ero interessato a raggiungere il picco della mia carriera”.

James, “Jimmy”, Laauli Tuivaiti era in forza alla franchigia di North Harbour nella ITM Cup. Giocava stabilmente come flanker, dopo esperienze come centro e addirittura ala, ma il contratto era in scadenza e coltivava ancora speranze di Super Rugby.

“Fui chiaro con il mio coach degli avanti, Steve Jackson, e lui lo fu con me. E alla domanda se ci fosse posto in futuro nei Blues (la franchigia di Auckland) mi rispose che stavano seguendo un ragazzo che sembravacome sempre – la next big thing e che non potevano garantire né promettere niente. E io un altro anno di ITM non volevo più farlo”.

jimmy tuivaiti north harbour

Il colpo è brutale, non solo tutto quello per cui stai lavorando svanisce ma vengono meno sogni, reconditi, di vestire la maglia degli All Blacks. “Fin da piccolo pensi a quello, magari ti illudi ma l’aspirazione è importante quindi ho detto che era venuto il momento di partire e la scelta cadde su Calvisano”.

Jimmy si informa con Tusi Pisi, il samoano che nel 2005 fece sei mesi con i gialloneri, e i commenti sono schietti e sinceri. “Mi disse più o meno così: “look, il paese è molto piccolo”. Poi rise e continuò “ma lo stadio è grandissimo perché il 90% degli abitanti è appassionato. E l’atmosfera non ha nulla da invidiare al nostro club rugby, anzi! Poi continuò parlandomi del gioco, meno veloce di quello down-under ma molto più fisico. Io mi presentai molto deciso, pensando di spaccare tutto ma il primo giorno a Calvisano fu il più spaventoso della mia vita. Fu uno shock culturale pazzesco. Ma l’ho accettato e sono andato oltre”.

Il freddo, la lontananza da casa, un rugby diverso, un paesino così piccolo possono essere dei punti a sfavore nel processo di integrazione, alla fine si sono rivelati dei plus: “Una piccola comunità se ti accetta è molto più calorosa e meno dispersiva rispetto alla grande città. La cosa più assurda fu la presa di coscienza di non essere grosso come pensavo. Quando sono entrato nello spogliatoio e ho conosciuto Agustín Cavalieri, ho pensato “che mostro, se andasse in Nuova Zelanda tutti avrebbero paura di lui!”. Perché da noi siamo skillful ma non così giganti”.

Come va la storia successivamente è noto a tutti ma è interessante ripercorrerla insieme: Jimmy arriva a Calvisano con un contratto 1+1 perché voleva tenersi sempre aperta un exit strategy in caso di offerta francese. Che arriva. Anzi, ne arrivano due.

jimmy tuivaiti calvisano

Two more years

“Avevamo perso la finale scudetto contro Rovigo nel 2016, avevo due proposte oltralpe ma mi piaceva stare a Calvisano e lo dissi a Vaccari. Così prolungammo e si vinse lo scudetto, vendicando la sconfitta dell’anno prima. A quel punto c’era anche il discorso dell’eleggibilità: sapevo delle regole ma non ne avevo mai parlato con nessuno. In sede di rinnovo, sempre con Vaccari, affronto l’argomento. Lui mi dice che dipende da me, che il percorso è quello dell’Eccellenza, eventualmente della franchigia, e che alla fine la scelta dipende dall’allenatore della Nazionale. Decisi che avrei provato a seguire quel percorso”.

Salto in avanti, dopo qualche partita da permit player, nel 2018 Jimmy Tuivaiti è ingaggiato dalle Zebre Rugby full time. Esordisce con i Kings ed è subito meta. “Molti mi ritenevano pronto per quel livello ma solo io so quanta fatica ho fatto per colmare il gap. La velocità era incredibile rispetto all’Eccellenza. E qui devo ringraziare i Licata, i Giammarioli, giocatori di grande classe che sempre pronti a dirmi che ero il migliore, il più forte. Ma dentro di me io pensavo fossero loro quelli bravi ed enormi: mi hanno stimolato a migliorarmi, ad adattarmi a quell’etica del lavoro necessaria per giocare il rugby internazionale perché a quello puntavo, magari non così presto, ecco”.

jimmy tuivaiti zebre rugby

Il terza linea delle Zebre Rugby Jimmy Tuivaiti in azione nella prima gara del Guinness PRO14 2018/19

Un passo indietro

“Ho iniziato a giocare a 6-7 anni. Siamo una famiglia di sportivi, il rugby club più vicino era a 200 metri da casa. Giocava anche mio fratello più grande. I migliori ricordi sono relativi alla U11, U13. Ero già bello tosto, anche se più veloce rispetto ad adesso. Il primo tempo con i genitori e le fette di arancia, gli hot dogs come merenda, il profumo delle hot potato chips. Giocavo già flanker ma mi capitava di fare anche il centro”.

Poi è tempo di High School e sui banchi come sui campi si inizia a fare sul serio, un po’ troppo per Jimmy: “Il New Zealand School Rugby richiede molte energie e io non ero pronto all’epoca. Mi piaceva più la vita di club, con gli amici, così feci una pausa perché non volevo concentrarmi solo sul pathway e quelle cose lì. È stato un momento particolare, è come se avessi messo da parte le ambizioni perché non mi sentivo a posto con me stesso. Non mi divertivo abbastanza”.

Il ritorno sui propri passi è grazie all’ambiente di un’altra scuola, scelta per l’ultimo anno del ciclo di studi. “Ho iniziato a godere di nuovo delle mie prestazioni, del fatto di migliorare, di credere che ero abbastanza forte per crearmi una carriera e così sono arrivato fino a un senior club, quello di North Harbour”.

È il 2006, Jimmy ha 18 anni e si ritrova ad allenarsi con la prima squadra. Ruolo? Trequarti tappabuchi, preferibilmente ala. E a dargli qualche dritta su linee di corsa e coperture difensive è un altro nuovo arrivato. È reduce da un’esperienza europea a Cardiff. Si chiama Jonah Lomu.

“Fu un momento indimenticabile allenarmi con lui. E mi fece davvero svoltare a livello di mentalità. Però a livello di club rugby stare all’ala mi poteva anche andare bene ma lì durai giusto due mesi, finendo poi nell’U20. Mi capitò ancora di giocare centro ma sapevo che il mio ruolo sarebbe stato quello di terza ala, quello con cui ho giocato le mie partite in ITM Cup”.

jimmy tuivaiti nazionale

Nel corso della sua esperienza alle Zebre Rugby, Jimmy Tuivaiti ha trovato anche la maglia dell’Italia

Meet me in Chicago

Non tutti lo sanno ma la moglie di Jimmy si chiama Cathrine Latu (in Tuivaiti). Classe 1986, due anni più grande di lui, è una leggenda del netball kiwi, avendo anche giocato con le Silver Ferns, la nazionale. In patria è molto famosa, certamente più famosa di quanto lo sia il marito qui in Italia ma forse il paragone non regge. Comunque il 3 novembre del 2018 è a Chicago per assistere a Italia-Irlanda, primo cap del marito con la maglia azzurra. È forse l’unica a non stupirsi per questa eventualità, visto che anche lei ha giocato per due nazionali diverse (Samoa e Nuova Zelanda) ma tutti gli altri, famiglia e amici, sono decisamente sorpresi di quanto stia accadendo al di là dell’Oceano (per loro il Pacifico).

“Solo sette anni fa non avrei neanche potuto immaginare di vivere in Italia, figuriamoci ragionare di un primo test internazionale negli Stati Uniti. Chi non mi vede dai tempi della scuola e sente la mia storia ha spesso difficoltà a crederci. Anche perché capita anche a me. Mi spiego: io ero in forza alle Zebre da pochissimo tempo. Ricordo il vostro direttore, Gianluca Barca, che una settimana prima mi saluta dicendomi “Hai saputo? Sei contento?” ma vedendomi perplesso cambia argomento. Io colsi l’allusione solo qualche giorno dopo, quando Conor nominò i convocati. Nessuno mi aveva avvertito. Fu semplicemente il momento più felice della mia vita. Non avevo parole. Il resto delle emozioni le buttai fuori all’inno nazionale, cantato in lacrime, e poi nella gara, per cercare di capire dove fossi capitato”.

Chi scrive ricorda bene quell’esordio: Tuivaiti entrò al 55’ per Giammarioli in una partita abbondantemente già decisa in favore degli irlandesi (finirà 54-7). L’impatto sul match fu risibile e schierato a numero 8, Jimmy apparve – in tutta onestà – non all’altezza. Seppur a 30 anni, era pur sempre un esordiente; ma da un equiparato – a torto o a ragione – ci si aspetta sempre di più.

“Da Calvisano alle Zebre il gap è notevole ma è paragonabile a quello tra Zebre e test internazionali. La velocità è incredibile. It’s crazy. Il corpo mi bruciava, gli impatti erano potentissimi, la reazione degli avversari fulminea. Ho capito che il peak per il mio rugby doveva essere spostato un po’ più in là”. Per stare vicino a suo marito, Cathrine decide perfino di trasferirsi e giocare a netball in Scozia, nell’unico club professionistico a nord del Vallo di Adriano, le Strathclyde Sirens.

“Quell’anno facevo la spola tra l’Italia e la Scozia – raccontava in un’intervista al Sunday Times –. Se non giocavamo in trasferta, prendevo il primo aereo dopo la partita e tornavo la notte dopo. È qualcosa di stancante, che ti richiede tanti sacrifici, ma era comunque una situazione migliore dei tre anni precedenti, durante i quali ci vedevamo ogni tre mesi”.

Vivendo a Glasgow, in occasione del Sei Nazioni 2019, per Cathrine è molto semplice organizzarsi per vedere il marito giocare: gli Azzurri esordiscono a Edimburgo. Ma Jimmy ha altro cui pensare: la mattina sua moglie ha fatto un test di gravidanza ed è risultata incinta. “Fu pazzesco, probabilmente la situazione più emozionante che avessi mai vissuto: scoprire che sarei diventato papà lo stesso giorno in cui avrei esordito al Sei Nazioni. Senza parole”.

Sebastian nascerà il 3 ottobre successivo, in pieno mondiale giapponese ma Jimmy sarà al fianco di Cathrine per il parto perché non è stato convocato per la Coppa del Mondo. Questa volta O’Shea glielo disse personalmente, senza scomodare il nostro direttore: “Fu straziante sentirselo dire e mi è dispiaciuto molto, ma abbiamo provato a vederlo come una situazione win-win”.

I tre Tuivaiti hanno vissuto a Parma poi a causa della pandemia Cathrine è tornata in patria con il bambino. “È molto complicato adesso ma siamo entrambi sportivi professionisti e sappiamo come funziona. Senza di lei non sarei quello che sono”. 

jimmy tuivaiti zebre rugby

Jimmy Tuivaiti tra i protagonisti della vittoria di Challenge Cup delle Zebre Rugby a Brive del 18 dicembre 2020

Zebre Rugby

Da quando Jimmy Tuivaiti è arrivato alle Zebre Rugby le cose sono cambiate in quel di Parma. Più consapevolezza, qualche risultato di prestigio hanno cancellato la sequenza senza vittorie durata un anno (2019) e nel gruppo squadra si percepisce un’aria nuova. “Quest’anno abbiamo fatto risultato con più facilità, sia in Challenge Cup che in PRO14. C’è stata una presa di coscienza: ora i ragazzi sanno che possiamo competere a questo livello e riusciamo a rimanere focalizzati per 80 minuti. Anche il gioco ne risente in positivo – tranne forse il doppio derby dove ci siamo letteralmente ammazzati con Treviso”.

La ritrovata serenità in franchigia aiuta a guardare il futuro che per il momento è a tinte azzurre: “Vorrei ancora dire la mia a livello internazionale, in fondo ho solo 6 caps e c’è un Mondiale tra due anni. Franco Smith è completamente diverso da Conor O’Shea, sta cercando di insegnarci uno stile di gioco molto praticato nell’emisfero australe. Espansivo. E ne capisco i motivi, poiché si addice molto ai giocatori che abbiamo. Non siamo fisicamente i più grossi, ma in termini di ingegnosità e agilità possiamo dire la nostra. Ha bisogno di tempo, di sviluppo, i ragazzi devono crescere e le sconfitte ci possono stare. Il tifoso medio deve comprenderlo”.

E poi, Jimmy, cosa farai? “Vorrei dare indietro al rugby qualcosa di quello ho ricevuto, sono felice qui in Italia e finché mi diverto a giocare, continuerò a farlo”.


Intervista di Federico Meda al flanker delle Zebre Rugby Jimmy Tuivaiti pubblicata sul numero di marzo del mensile AllRugby

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