“DAL RUGBY HO IMPARATO IL SIGNIFICATO DEL SACRIFICIO, DEL SAPERSI RAPPORTARE CON GLI ALTRI E TROVARE IL TUO RUOLO COME SUCCEDE NELLA VITA”

IL N° 14 DELLE ZEBRE 2012-20 – GIOVANBATTISTA VENDITTI

Parma, 3 aprile 2020 – E’ il gigante di Avezzano il n° 14 più votato dai tifosi multicolor sui canali social delle Zebre. Con il 63 % delle preferenze, Giovanbattista Venditti ha così superato Leonardo Sarto nella finalissima del sondaggio per eleggere l’ala destra del XV ideale delle Zebre 2012-20.

Classe 1990, il trequarti abruzzese è cresciuto rugbisticamente nel club della sua Avezzano, per poi trasferirsi nel 2006 a Roma nella Capitolina, con la quale vinse due campionati U19.

Dopo un’esperienza nelle file dell’Accademia Federale di Tirrenia, Venditti (30 anni da poco compiuti) si guadagnò nel 2009 un contratto con il Gran Parma, debuttando nel massimo campionato italiano.

Sempre in quell’anno ottiene la sua convocazione con gli Azzurrini, vincendo persino in titolo di metaman del Mondiale U20 all’epoca in scena in Giappone. Tempo qualche mese e l’atleta poté respirare anche l’atmosfera della Nazionale maggiore: l’allora ct Nick Mallett lo chiamò infatti per i test match autunnali contro Nuova Zelanda, Sudafrica e Samoa, senza però utilizzarlo in campo.

Di fatto, l’esordio ufficiale con l’Italia avvenne il 4 febbraio 2012 a Parigi, nel primo turno del Sei Nazioni perso contro la Francia. Da allora il n° 14 ha collezionato 44 caps con Parisse e compagni (di cui 41 da titolare) e siglato 8 mete, una delle quali segnata a Twickenham contro i Bleus in occasione del 1° turno della Coppa del Mondo 2015, la sua prima ed unica in assoluto.

Dal 2010 al 2012 il trequarti abruzzese ha militato in campionato celtico ed in Heineken Cup con la neonata franchigia degli Aironi. Con lo scioglimento della formazione con sede a Viadana nel 2012, il n° 14 è passato alle Zebre, squadra con cui ha giocato ininterrottamente dal 2012/13 al 2019/20, fatta eccezione per la stagione 2015/16 disputata nel massimo campionato inglese con i Newcastle Falcons.

Il 12 dicembre 2019 le Zebre e Giovanbattista Venditti annunciano la risoluzione anticipata e consensuale del contratto che legava il giocatore al club di base a Parma. Il 44 volte Azzurro lascia la franchigia federale dopo aver raccolto 79 presenze e 19 mete segnate nel corso delle sue sette stagioni in maglia bianconera.

Nel 2020 Venditti è tornato a giocare con l’Avezzano Rugby, portando tutta la sua fisicità ed esperienza internazionale al club della sua città natale che partecipa al campionato di Serie B.

Un bel riconoscimento da parte dei tifosi, un rapporto che per te è sempre stato speciale, perché? “Ringrazio tutti per avermi votato, è sempre bello avere per sempre un posto nel cuore della famiglia zebrata. I tifosi sono sempre stati importantissimi nella mia carriera: oltre al lato sportivo ho sempre sentito un grande calore umano che mi dà ancora un’enorme gioia”.

Hai condiviso lo spogliatoio delle Zebre dal 2012 con quasi tutti i 182 giocatori che hanno guadagnato un cap: chi è stato per te un riferimento e chi sono stati i compagni più divertenti? Questa squadra dei sogni delle Zebre 2012-20 mi piace tantissimo. In questo XV mancano però ragazzi che fin dal 2012 hanno dato tanto al club ed al gruppo mettendo le basi per la cultura di squadra in anni difficili molto diversi dagli ultimi. Penso a Marco Bortolami, Matias Aguero, Gonzalo Garcia, Luciano Orquera. Sono tanti anche i compagni divertenti che hanno saputo fare coesione anche nei momenti negativi quali Totò Perugini, Andrea Manici e Filippo Ferrarini”.

Un libro che ha influito sulla tua carriera a perché? Un libro mi ha fatto riflettere molto: OPEN, la biografia di André Agassi. L’odio che lui aveva per il tennis con quegli allenamenti massacranti imposti dal padre contrapposto all’amore incondizionato dei tifosi: tutti elementi che gli hanno permesso di raggiungere traguardi incredibili”.

Macchina del tempo: vorresti rivivere un successo o cambiare le sorti di una sconfitta? Quale? Con le Zebre ricordo l’amaro in bocca della gara di 2 anni fa di Challenge Cup a Parma contro i francesi del Pau: eravamo in vantaggio 30-7 all’intervallo e poi abbiamo però perso la gara 38-33 con tre mete subite nel finale: la rigiocherei tutti i giorni!”

Perché ti sei innamorato del rugby e perché lo consiglieresti ai tuoi figli? Oggi con più consapevolezza vedo quanto bene mi ha fatto il rugby. Ho imparato il significato del sacrificio, del costruirsi amicizie durature, della vita dello spogliatoio dove impari a rapportarti e a trovare il tuo ruolo come poi succede in futuro anche nella vita. Mi ha colpito questo modo di giocare primordiale; questo bilanciamento tra avanzare e retrocedere delle due squadre che crea una montagna russa d’emozioni e di orgoglio negli 80 minuti di gioco. Lo sport è fondamentale, non consiglierò mai un solo sport ai miei figli ma li obbligherò a farne tanto!

Il supporto della famiglia è fondamentale nella carriera di un giocatore: quanto ha influito per te ogni volta che hai dovuto cambiare squadra e città? “Fondamentale fin dall’inizio: i miei genitori sono stati una vera propulsione per la mia carriera: a 15 anni mi hanno permesso di andare via di casa per Roma e poi Parma ancora giovanissimo. Aver affrontato e superato questo disagio così giovane mi è servito come palestra. Più di recente mia moglie ed i miei figli si sono sempre adattati bene ai cambiamenti; un pregio che ha reso ogni cambiamento più facile”.

Come i giovani rugbisti possono sfruttare al meglio questo momento di stop forzato pensando al loro futuro? Una piccola bugia che lo sport racconta è che bisogna sacrificare tutto il resto per diventare un campione: c’è bisogno di disciplina e sacrificio ma non di tutto. In questa quarantena abbiamo tempo per dedicarci ad altro: mille cose a scelta personale, tutte importantissime. Posso assicurare che avere temi che ti svuotano il pensiero è fondamentale. Per tanti anni non li ho avuti: ogni vittoria ma soprattutto ogni delusione la portavo a casa e non riuscivo a staccare il pensiero. In questo momento tutti possiamo coltivare qualcosa che facciamo con piacere o scoprirne anche di nuove”.

Ora sei tornato ad Avezzano, oltre al rugby sei molto attivo nel supporto alla comunità: in cosa in particolare?A febbraio ero tornato per 5 giorni nella città dove sono nato per salutare i miei genitori e sostenere gli Azzurri a Roma per Italia-Scozia. Dopo la chiusura delle scuole in Emilia-Romagna siamo rimasti qui. In queste sei settimane in Abruzzo non sono stato con le mani in mano, insieme al club dove ho cominciato a giocare dell’Avezzano Rugby do una mano alle persone più fragili; forniamo un piccolo servizio per fare la spesa e consegnarla a casa. Il rugby ha proprio dimostrato i suoi valori di altruismo e solidarietà”.

Quando la situazione tornerà normale il rugby potrà essere d’aiuto anche alle dinamiche aziendali? “Penso che dopo questa emergenza ci saranno enormi cambiamenti, lo sarà per tutti e anche per le aziende che vorranno prosperare. Gli sportivi sono i primi a doversi adattare durante la loro carriera: finito di giocare è fondamentale esplorare altre strade e creare competenze per le aziende. Gli sportivi hanno sviluppato l’autodisciplina grazie alle tante sfide sui campi: un’esperienza enorme che penso possa essere un grande asset per le aziende. Lo sport può insegnare i suoi valori ma anche gli sportivi possono essere un grande valore per le aziende”.

Un saluto ai tifosi delle Zebre: “Saluto tutti e li ringrazio per il sostegno duraturo che fanno sentire alla squadra. Li invito a restare uniti e stare vicini alla comunità delle Zebre: anche i tifosi se ne devono sentire protagonisti. Spero che l’emergenza finisca presto per rivedersi sui campi da rugby”.

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