“DAL RUGBY HO FATTO PROPRIO IL VALORE DELLA PERSEVERANZA: ADESSO PIÙ CHE MAI DOBBIAMO TROVARE LA FORZA DI REAGIRE E DI ANDARE AVANTI”

IL N° 11 DELLE ZEBRE 2012-20 – MATTIA BELLINI

Parma, 31 marzo 2020 – Con l’87 % delle preferenze sui canali social delle Zebre, Mattia Bellini è stato eletto dai tifosi multicolor ala sinistra del XV ideale delle Zebre 2012-20.

Classe 1994, il duttile trequarti è cresciuto nelle giovanili del Petrarca Rugby, club della sua città natale, con cui ha debuttato nel massimo campionato italiano; l’esordio avvenne il 7 ottobre 2012 all’età di diciott’anni nel derby contro Rovigo.

Già permit player delle Zebre nel corso della stagione 2015/16, l’ala padovana è entrata in pianta stabile nello spogliatoio della franchigia federale a partire dall’anno seguente. Da allora, Bellini ha collezionato 54 presenze ufficiali e messo a segno 19 mete col club di base a Parma.

Di pari passo è cresciuta anche la sua carriera internazionale nelle file della Nazionale. Dopo aver svolto tutta la trafila delle giovanili ed aver indossato anche la maglia degli Azzurrini, della Nazionale Seven e dell’Italia Emergenti, il giovane n° 11 ha colto il suo primo cap con l’Italia il 6 febbraio 2016 a Parigi, nel match inaugurale del Sei Nazioni perso di un soffio contro la Francia di Guy Noves.

Finalizzatore naturale, Bellini ha siglato complessivamente 11 mete nel corso delle sue 24 partite disputate con gli Azzurri, squadra che lo ha visto protagonista anche alla Coppa del Mondo 2019, la sua prima assoluta.

Ti aspettavi questo riconoscimento da parte dei tifosi? “Dopo tanti anni a Parma fa sicuramente piacere essere entrato nel cuore dei tifosi: è un piccolo riconoscimento che premia il lavoro svolto a livello personale, anche se c’è ancora tanto da fare”

Come ti sei avvicinato al rugby? “Mi sono avvicinato al rugby all’età di cinque anni dopo una brutta esperienza calcistica a Padova durata pochi mesi. Dopo il calcio, mio papà mi ha invece portato a provare il rugby; all’inizio non volevo, ma dopo il primo allenamento mi sono letteralmente innamorato di questo sport. Ha inciso molto anche la figura di mio nonno che è sempre stato un grande appassionato di rugby, mi parlava spesso degli anni d’oro del Petrarca e da imprenditore ha anche sostenuto economicamente il club”.

Chi è stato importante nel tuo percorso di crescita? “A parte mio nonno e mio papà che mi hanno sempre sostenuto fin da piccolo, direi i tanti allenatori che ho avuto; ognuno di loro mi ha lasciato qualcosa, grazie anche al fatto che avevano un passato rugbistico importante da giocatori. A sedici anni, quando ho iniziato a far parte del movimento della Federazione, Massimo Brunello è stato il primo a scommettere su di me lanciandomi con la Nazionale U17, mentre Rocco Salvan e Andrea Moretti mi hanno fatto esordire in prima squadra col Petrarca; ricordo ancora il debutto al Plebiscito, nel derby contro Rovigo in cui segnai anche una meta al primo pallone che toccai.. Ancora oggi è uno dei ricordi più belli che ho”.

Al Petrarca e in Under 20 trovavi spazio non solo come ala, ma anche come secondo centro o estremo, mentre alle Zebre e in Nazionale hai trovato la tua dimensione definitiva nel ruolo dell’ala.. “Sì, diciamo che nell’interpretare il mio ruolo di ala devo molto al fatto che in passato ho ricoperto anche altre posizioni sulla linea dei trequarti. Mi piace molto infatti inserirmi negli spazi, giocare come distributore se riesco. Per questo mi trovo così bene nel sistema di gioco delle Zebre, perché Mike consente a noi trequarti di scambiarci di posizione; nella sua idea di rugby tutti devono saper far tutto!”

Sei stato anche protagonista con la maglia della Nazionale “a sette”. Che tipo di esperienza è stata e che ti stimoli ti ha dato da giocatore? “Il Seven mi ha aiutato tanto perché essendo il campo largo tanto quanto quello da rugby a 15, gli errori sono molto più evidenti. Dal punto di vista mentale è un grande sforzo, ed essendo io molto autocritico, mi ha permesso di concentrarmi maggiormente sull’esecuzione del gesto tecnico. In più nel Seven giochi a distanza di pochissimi giorni, per cui impari ad accenderti, spegnerti e ad essere sempre pronto al momento di scendere in campo; infine devo dire che mi divertiva molto, viste anche le mie caratteristiche”.

Il più grande insegnamento che ti ha invece lasciato il rugby? “Direi la perseveranza. Penso anche al momento attuale: è una situazione difficile ma non possiamo abbatterci per questo. Dobbiamo trovare la forza di reagire e di andare avanti secondo le nostre possibilità!”

Come trascorri le giornate in questo periodo di sospensione dell’attività agonistica? “Di solito mi alleno prima di colazione e approfitto di questo momento per fare tante cose che avevo in programma di fare, lavoretti in casa soprattutto, come giardinaggio o tinteggiatura. Adesso mi sto dedicando alla lettura (sto finendo I tre moschettieri), cucino, guardo film e trascorro le giornate assieme alla mia ragazza”.

La meta più bella con la maglia Nazionale? “Quella contro l’Australia a Padova [17 novembre 2018 – ndr]. E’ stata anche una delle mie partite migliori con gli Azzurri, in più giocavo all’Euganeo di fronte alla mia famiglia e agli amici. Peccato solo di essermi infortunato alla spalla in quella partita..”

Un saluto ai tifosi delle Zebre: “In questo momento non possiamo sostenerci da vicino ma facciamolo da lontano, cosicché quando ci ritroveremo insieme la condivisione sarà ancora più bella!”

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