“DAL RUGBY HO FATTO PROPRIO IL CONCETTO DI RESILIENZA: SI SBAGLIA E SI CADE, MA NEI MOMENTI DURI BISOGNA TROVARE LA STRADA PER RISALIRE E RIALZARSI”

IL N° 6 DELLE ZEBRE 2012-20 – MAXIME MBANDÀ

Parma, 23 marzo 2020 – Vittoria schiacciante per Maxime Mbandà nella finale per la maglia n° 6 delle Zebre 2012-20! Con l’87 % delle preferenze il 20 volte Azzurro è il “blindside flanker” più votato dai tifosi multicolor nella formazione che giorno dopo giorno sta prendendo forma sui canali social delle Zebre e che raccoglie i giocatori più rappresentativi di questi otto anni di storia celtica del club di base a Parma.

Nato a Roma da madre italiana e padre congolese, il 26enne è vissuto a Milano, città che lo ha visto crescere rugbisticamente nell’Amatori Rugby Milano e poi esordire in Serie A con la maglia del Grande Milano.

Dopo un’esperienza nell’Accademia Nazionale “Ivan Francescato”, il giovane terza linea è quindi approdato nel 2013 nelle file del Rugby Calvisano, club con cui vinse due scudetti ed un Trofeo Eccellenza.

Nel 2016 viene ufficializzato il suo passaggio alla franchigia federale con sede a Parma, con la quale Mbandà aveva già disputato quattro gare tra il 2015/15 e il 2015/16 in qualità di permit player.

Ad oggi, sono 52 le presenze ufficiali e 4 le mete collezionate con le Zebre dall’ex giocatore dell’Italia U20 e Italia Emergenti, esordito con la nazionale maggiore il 18 giugno 2016 in occasione del test match vinto a Santa Jose contro gli Stati Uniti.

Reduce dalla Coppa del Mondo 2019 in Giappone, il flanker Azzurro è attualmente impegnato come volontario per la Croce Gialla di Parma, dedicando il suo tempo e le sue energie alla comunità in un periodo di sospensione dell’attività agonistica.

Tante le iniziative solidali che il giovane terza linea segue con interesse; tra tutte, il progetto delle “Tre Rose Nere”, la squadra di rugby di Casale Monferrato (AL) composta interamente da richiedenti asilo.

Anche le Zebre sostengono la preziosa attività formativa e culturale della formazione piemontese e sono da tempo gemellate con la squadra multietnica presieduta da Paolo Pansa.

In che aspetti il rugby ti ha reso un uomo migliore? “Ho imparato dal campo e portato nella vita il concetto di resilienza che nel rugby è un aspetto cardine. Si sbaglia e si cade, ma nei momenti duri bisogna trovare la strada per risalire e rialzarsi”.

Perché consiglieresti il rugby alle mamme italiane? “Perché è uno sport che, coi suoi valori, può essere per bambini ed adolescenti un servizio secondario di formazione importante oltre a quello della famiglia e della scuola”.

Hai subito diversi lunghi infortuni, come si allena la mente in questi periodi difficili? “Ci si dà degli obiettivi a breve termine, soprattutto raggiungibili. La testa per andare avanti ha bisogno di festeggiare; imponendoci piccoli obiettivi brevi avremo più facilità di raggiungerli e quindi il tempo in questa fase di riabilitazione sembra come diminuire”.

La terza linea è davvero il ruolo simbolo del rugby? Chi è stato per te da ispirazione nella tua carriera? “Assolutamente lo è: la terza linea è nel pieno del gioco in ogni istante. Nel mio ruolo si vive tutto il bello del rugby. Due giocatori sono stati per me da ispirazione col loro esempio: il capitano della Francia Thierry Dusautoir e Mauro Bergamasco. Con quest’ultimo ho avuto la fortuna di giocare al mio esordio da permit player con la maglia delle Zebre. Allo Stadio Lanfranchi di Parma vincemmo 23-17 contro i Dragons”.

Il compagno di questi anni che vorresti sempre avere al tuo fianco? “Marcello Violi: un amico ed uomo di spogliatoio unico col quale ho vissuto due anni di carriera a Calvisano, quattro qui alle Zebre e ritrovandolo anche in nazionale”.

Il tuo momento indimenticabile di questi primi 5 anni a Parma? “Oltre alla gara d’esordio del 1 Marzo 2015 contro i Dragons ricorderò per sempre anche la vittoria dell’Ottobre 2016 allo Stadio di Murrayfield contro Edimburgo, la prima della storia zebrata in Scozia”.

Il tuo sogno ovale che vorresti realizzare? “Giocare con le Zebre una finale del Guinness PRO14”.

Un saluto ai tifosi delle Zebre: “So che è un momento difficile, lo è per tutti: bisogna stare uniti a fare tutti piccoli sacrifici. Prima o poi torneremo alla vita normale e tornerà anche il rugby”.

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