AZZURRI NELLA RUGBY WORLD CUP DEI RECORD

PARISSE E COMPAGNI SIGLANO IL LORO STORICO DI PUNTI NEL MONDIALE DALL’IMPATTO ECONOMICO SENZA PRECEDENTI

Parma, 6 novembre 2019 – Con la cancellazione del match decisivo contro gli All Blacks e l’assegnazione del pareggio – e quindi di 2 punti tavolino –  a Italia e Nuova Zelanda, gli Azzurri chiudono il proprio percorso nel Mondiale recentemente conclusosi a quota 12 punti nella Pool B. Il risultato è notevole e, nonostante non sia bastato a garantire il passaggio ai quarti di finale, rappresenta per Parisse e compagni un traguardo mai raggiunto sinora, al netto di nove edizioni di Coppa del Mondo complessivamente disputate dalla Nazionale Italiana.

Il record degli Azzurri si lega ai primati di natura economica che la Rugby World Cup 2019 ha fatto registrare in Giappone – Paese ospitante del torneo – nonostante la cancellazione straordinaria di tre partite per via del passaggio del tifone Hagibis.

Come riportato da On Rugby e da altre importanti redazioni straniere, l’impatto economico della rassegna iridata ammonta a 437 miliardi di yen (3,6 miliardi di euro). Si tratta di una cifra premeditata già alla vigilia della competizione internazionale e largamente superiore a quella fatta registrare dall’edizione del 2015 in scena in Inghilterra (3,1 miliardi di euro), la quale a sua volta surclassò a livello di fatturato le precedenti edizioni.

Mancano ancora, tuttavia, i numeri relativi al profitto netto generato dal Mondiale. Si tratta di una cifra che, come fa notare On Rugby, dovrebbe però attestarsi a livelli inferiori rispetto al 2015, a causa dei maggiori costi organizzativi per ospitare la Coppa del Mondo in Giappone.

Il dato d’acquisto dei biglietti per le partite è del 99,3 %, equivalente a 184 milioni di tagliandi complessivamente comprati. Notevole è stata anche la partecipazione dei tifosi nel Paese del Sol Levante, con 113 milioni di persone accolte nelle varie fan zone allestite nelle principali città nipponiche, le quali a loro volta hanno ospitato circa 400 mila turisti.

In Italia, la copertura complessiva della Rugby World Cup 2019 è stata di gran lunga superiore rispetto alla stessa finestra temporale registrata durante la passata edizione della Coppa del Mondo, nonostante la minor presenza di media nostrani in Giappone. Il trend  è stato in aumento anche rispetto al settembre 2019 grazie all’incremento legato alla copertura locale che ha beneficiato dell’inizio del Peroni Top12, il massimo campionato italiano di rugby.

Interessante infine notare come i dati d’ascolto della messa in onda su Rai 2 delle fasi finali della rassegna iridata siano in linea con quelli rilevati durante le partite del girone che hanno visto in campo la Nazionale Italiana, nonostante l’uscita ai gironi di quest’ultima. Fatta eccezione per il picco del 7,1 % di share (574 mila spettatori) fatto registrare dalla finale tra Inghilterra e Sudafrica, le due semifinali tra Inghilterra e Nuova Zelanda e tra Galles e Sudafrica vantano uno share, rispettivamente, del 4,4 % (277 mila spettatori) e del 4 % (357 mila spettatori), cifre come detto perfettamente equiparabili al 6 % dello share (350 mila spettatori) del primo turno dell’Italia contro la Namibia, al 4,6 % di Italia-Canada nel secondo turno e al 4,8 % (522 mila spettatori) di Sudafrica-Italia nel terzo turno.

Ciò denota l’apprezzamento del pubblico italiano verso il prodotto “rugby” e in particolare verso la Coppa del Mondo, la quale dimostra di essere un efficace traino di interesse nei confronti del mondo ovale. Vi è pertanto motivo di credere che l’edizione della Rugby World Cup 2023 in Francia potrà continuare a creare ancor più visibilità attorno a questo sport.

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