ANDREA LOVOTTI SCALDA I MOTORI IN VISTA DELLA RIPRESA DEGLI ALLENAMENTI

«C’È VOGLIA DI RICOMINCIARE A GIOCARE MA DOVREMMO ABITUARCI AI TANTI CAMBIAMENTI»

«PURTROPPO LA STAGIONE SI È INTERROTTA IN UN MOMENTO IN CUI STAVAMO RACCOGLIENDO RISULTATI MOLTO POSITIVI»

L’emergenza coronavirus ha placcato il rugby, costringendo la Federazione Italiana Rugby ad annullare i campionati nazionali e regionali. Stagione al momento sospesa anche per il campionato Guinness PRO14, con una decisione presa dall’International Board che però lascia un barlume di speranza per la sua ripresa, in un prossimo futuro: alla fine dell’estate o all’inizio dell’autunno. Molto dipenderà dalle varie restrizioni nei diversi territori in cui si svolge il campionato.

Si aggiunge inoltre la speranza di riprogrammare il Sei Nazioni, per concludere l’edizione 2020 entro la fine dell’anno: ottobre o novembre i possibili mesi della ripresa. Anche in questo caso occorrerà avere il via libera da parte dei governi delle nazioni interessate. Parecchi i giocatori in attesa dell’esito di queste due situazioni, come il piacentino Andrea Lovotti, pilone delle Zebre (franchigia di Guinness PRO14), con 68 presenze all’attivo e della nazionale italiana, con 40 convocazioni in azzurro.

«Come tutti, ho trascorso parecchie settimane restandomene a casa – inizia il giocatore di Gossolengo – a Piacenza, cercando di mantenermi in forma con le schede di lavoro inviatemi dallo staff tecnico delle Zebre. Ovviamente, non potendo uscire da casa, ho svolto un lavoro molto generico, ma fortunatamente ho potuto sfruttare il cortile di casa per fare qualcosa di più. E soprattutto, mi sono controllato sul piano dell’alimentazione, grazie al supporta dei nostri nutrizionisti. Però il lavoro in palestra e sul campo è tutta un’altra cosa e naturalmente ne accusa la mancanza».

Insomma, sarà dura ritornare a correre sul campo. «Prima di questa emergenza, l’unico periodo di riposo riguardava il mese di vacanza estiva e comunque avevo la possibilità di svolgere un lavoro di mantenimento fisico-atletico. Ora il discorso è differente perché, dopa due mesi di assenza dal campo e dalla palestra, la difficoltà sarà nel ritrovare l’abitudine al contatto, alla manualità con la palla, agli automatismi, ma questo è un discorso che vale per tutti. In aiuto, c’è la voglia di tornare a giocare, anche se dovremo fare i conti con tutta una serie di protocolli socio-sanitari. L’importante, però, è ricominciare».

Ci siamo quasi: il 18 maggio ricominciano gli allenamenti con le Zebre. «Ho firmato un contratto che mi lega alle Zebre per altri due anni e di questo sono molto contento. C’è un progetto che mi entusiasma e sono pronto a mettere la mia esperienza a disposizione della squadra, soprattutto dei giocatori più giovani. Purtroppo la nostra stagione si è interrotta in un momento in cui stavamo raccogliendo risultati molto positivi, ma sono certo che alla ripresa riusciremo a ripeterci. Fra qualche giorno ci ritroveremo per iniziare i primi allenamenti, anche se a ranghi ridotti in ottemperanza delle disposizioni governative: attendiamo dl leggere i protocolli».

Capitolo Nazionale: si riprenderà il Sei Nazioni? Hai avuto contatti con giocatori delle altre Nazionali? «Per ora c’è ben poco di ufficiale se non l’ipotesi di concludere l’edizione di quest’anno. Nel frattempo sono riuscito a parlare al telefono con alcuni giocatori in Gran Bretagna e da loro l’emergenza non era scoppiata come da noi. Soprattutto, volevano avere conferme sulla nostra situazione, sul numero dei decessi, poi il contagio ha raggiunto anche quei Paesi».

Come t’immagini la ripresa dell’attività? «Sarà certamente un approccio diverso, perché se è vero che questa emergenza ha portato a dei cambiamenti nelle nostre relazioni sociali, sarà così anche in ambito sportivo. Inizialmente dovremo abituarci ad allenarci a piccoli gruppi e lo stesso accadrà per le riunioni con lo staff o per l’ingresso negli spogliatoi, senza contare l’assenza del pubblico allo stadio. Ma il rugby giocato non potrà cambiare, nonostante il nostro sia considerato lo sport di contatto per eccellenza. Non resta che attendere e sperare di ritornare alla normalità il prima possibile. Non solo nello sport».

Intervista di Leonardo Piriti pubblicata sulla Libertà domenica 10 maggio 2020

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