ALESSANDRO FUSCO: “I SOGNI VANNO COLTIVATI E I SONO PRONTO A LAVORARE DURO PER DIMOSTRARE QUANTO VALGO!”

Il giovane n° 9 delle Zebre Rugby Alessandro Fusco è uno dei quattro esordienti convocati da Kieran Crowley per i test d’autunno

Cresciuto nell’Amatori Napoli la scorsa stagione ha debuttato in PRO14 con la maglia della franchigia federale

Napule è mille culure, Napule è mille paure, cantava Pino Daniele. “Napoli è Italia”, anche nel rugby, si è trovato tante volte a dover precisare Alessandro Fusco, quando in Accademia a Remedello, o con la Nazionale U20, i ragazzi, i compagni di squadra, gli facevano, a volte scherzando e a volte sul serio, domande come se venisse da un’altra parte del mondo.

“Mi rendevo conto che alcuni di Napoli avevano un’idea totalmente sbagliata, nella maggior parte dei casi perché non la conoscevano. Questo loro stupore mi invogliava ancora di più a mettercela tutta, a combattere per conquistarmi un posto nel rugby che conta, a dimostrare quanto valevo nonostante venissi da una città che da parecchi anni era fuori dal giro del rugby di alto livello, da un club che pochi conoscevano l’Amatori Napoli Rugby. Oggi molti di loro parlano in napoletano, mangiano pizza e mozzarella e vengono tutti gli anni a casa mia avendo stretto fra noi un rapporto di amicizia vero”, dice, ridendo, il mediano di mischia delle Zebre.

alessandro fusco zebre rugby

La storia di Alessandro Fusco (“sì appartengo alla dinastia inaugurata da Elio, lo zio di mio padre nei primi anni Sessanta”), classe 1999, è una storia dove ha vinto il valore sportivo. “Ho imparato presto a lottare anche perché sono cintura nera di judo, sport che ho praticato per molti anni – racconta – e questa voglia ha finito per determinare anche un po’ il mio stile in campo. Sono un grande “rompiscatole,” uno che cerca di non dare tregua all’avversario, sono uno a cui piace stare nel vivo della battaglia, placcare, aggredire, anche se devo dire che sono sempre stato un po’ così, da quando sono nato, anche fuori dal campo”.

Maria Cristina, la ragazza di Napoli con cui Alessandro ha un legame affettivo probabilmente non sarà d’accordo. “No lei è una tifosa accanita e ci vediamo quando possiamo, ogni tanto viene a Parma a trovarmi, qualche volta scendo io. Ma non si è mai lamentata del fatto che il rugby mi porta via tanto tempo”.

Poliziotto in campo, con la squadra delle Fiamme Oro e con la prospettiva di mettere da parte un lavoro (“sono orgoglioso di fare parte della squadra della Polizia di Stato, che mi ha tenuto a battesimo nel campionato italiano di Eccellenza e nella quale ho molti amici. E ringrazio per questo Armando Forgione che mi ha voluto alle FFOO, e Francesco Montini, responsabile dei gruppi sportivi, che ha consentito l’evolversi della mia carriera di giocatore”), sta comunque cercando di laurearsi in Giurisprudenza per aumentare il suo bagaglio culturale, “e poi – rivela – penserò a come organizzare la mia vita dopo il rugby”.

Alessandro Fusco ha esordito un anno fa con la maglia delle Zebre Rugby a Thomond Park contro il Munster.  “Una esperienza emozionante, in uno stadio storico del rugby internazionale, peccato non ci fosse il pubblico, ma anche vuoto procurava una bella tensione”.

Quest’anno, una mezzora nella partita di esordio dello United Rugby Championship contro i Lions, poi più di un’ora da titolare contro l’Ulster al Lanfranchi, gli sono valse la convocazione per i test d’autunno. “Per la prima volta, in questi ultimi tempi ho trovato un po’ di continuità e questo per un mediano di mischia è di fondamentale importanza, poiché non è facile trovare il ritmo, la giusta misura, se giochi poco.  Ho sempre lavorato con entusiasmo, divertendomi, per ritagliarmi uno spazio e per essere in campo con regolarità e questo ha rafforzato il mio orgoglio e la voglia di crescere giorno dopo giorno, anche perché rappresentavo il mio club, la mia terra”.

“Ho imparato a dare sempre il massimo, al servizio della squadra e del gruppo, anche se solo per 10’ o un quarto d’ora. Alle Zebre, del resto, siamo quattro mediani di mischia tutti di valore: Gullo Palazzani è uno con più di cento partite nel club e più di quaranta in Nazionale, Violi ne ha giocate una trentina con la maglia dell’Italia, e con Nicolò Casilio siamo stati compagni in U20 e avversari da ragazzini quando lui giocava all’Aquila e io a Napoli, ci conosciamo da una vita, ci alleniamo tutti e quattro insieme, ci stimoliamo e direi che c’è una concorrenza positiva fra noi”.

alessandro fusco zebre rugby

La svolta con l’esordio nella Nazionale U20, a febbraio del 2018 a Donnybrook contro l’Irlanda, anche se aveva fatto già parte delle rappresentative U17 e U18. “Si erano infortunati un paio di giocatori, mi chiamarono e giocai una ventina di minuti all’ala, eravamo in 14 per l’espulsione di Iacopo Bianchi e rischiammo, dopo una grande rimonta, di vincere (finì 38-34 per i verdi, ndr).

Un mese dopo la meta contro la Scozia a Bari. L’estate precedente ero arrivato all’ Accademia di Remedello e all’inizio per me, che venivo da Napoli, non era stato facile, considerato che arrivavo da una grande città e mi ritrovavo in un piccolo paese della Bassa Bresciana. Poi anche grazie ai compagni mi sono ambientato, ho apprezzato l’importanza del lavoro che facevamo e sono rimasto per due anni”.

Il padre Lorenzo, mediano di apertura a Napoli e nel Brescia nei primi anni Ottanta,  come primo allenatore (“mi ha sempre spronato, aiutato, sia a livello tecnico che caratteriale e ancora oggi, seppur con discrezione, mi dà consigli preziosi”), il gruppo dell’Amatori Napoli con il quale in U16 conquistarono l’Eccellenza e poi, in U18, la fase finale del campionato battendo due volte la Capitolina, che resta un club di riferimento per le squadre del sud Italia (“un gruppo a cui sono rimasto molto legato, ci sentiamo, ci frequentiamo ancora ogni volta che possiamo”), il francese Dupont, Aaron Smith e Faf de Klerk come grandi esempi  internazionali. “Ma quello che quei giocatori ti insegnano è l’accuratezza, a certi livelli devi essere completo, un errore di un mediano di mischia, un passaggio, un calcio fatto male, possono costarti la partita, devi saper fare tutto bene per aiutare la squadra”.

Il sogno: “giocare con continuità nelle Zebre e ritagliarmi un piccolo spazio anche in Nazionale, nei prossimi raduni, nei Test d’autunno e magari nel Sei Nazioni. Ma i sogni vanno coltivati e io sono pronto a lavorare duro per dimostrare quanto valgo, mettendomi al servizio degli allenatori e della squadra”.

Intervista di Gianluca Barca al mediano di mischia delle Zebre Rugby Alessandro Fusco pubblicata sul numero di novembre del mensile AllRugby

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